I racconti delle scale – 159 mq


Ci sono riuscita, ce l’ho fatta! Hanno accettato la mia offerta. È una cifra da capogiro e il mutuo sarà lunghissimo, ma sono riuscita a realizzare un sogno che coltivavo da anni. Sarà mio il grande appartamento sopra il mio negozio di abbigliamento, caffetteria, libreria, spazio eventi, Wine bar che ho chiamato Spazio62. Quando ho saputo della morte della vecchia signora che lo abitava, ho fatto di tutto per sapere chi fossero gli eredi, ho parlato con Francesco il custode, ho fermato la sorella della signora che è anche una mia cliente, ho telefonato all’agenzia immobiliare incaricata di vendere. È una casa enorme, ci sono un salone che dà sul viale alberato con un bel balconcino con le ringhiere liberty, quattro stanze, una cucina abitabile, un tinello, due bagni e un lunghissimo corridoio che la attraversa tutta. È tutto in ordine, la casa è perfetta, mi dicono che la vecchia signora ci teneva tantissimo alla sua casa, faceva aggiustare e lustrare ogni cosa, non lasciava niente al caso. Però, è tutto un po’ all’antica, come si usava una volta, vorrei qualcosa di contemporaneo per me e la mia famiglia. Ho già parlato con un amico architetto a cui ho già portato la piantina, lui ha tante idee, io vorrei buttare giù dei muri, cambiare i pavimenti, rifare i bagni. Io, mio marito e i miei tre bambini staremo da pascià, immagino già i piccoli correre e giocare in quei grandi spazi. E poi, tutto sarà più comodo, non dovremo fare avanti indietro da Opera dove abitiamo adesso, basterà scendere o salire le scale e saremo subito a casa. Potrò passare qualche ora insieme ai miei figli nel pomeriggio dopo la scuola e la tata li passerà a prendere dal negozio. Io e mio marito siamo cinesi e siamo anche cugini di secondo grado.  I nostri genitori erano arrivati in Italia nei primi anni 80, venivano da un villaggio nelle campagne della provincia di Fujian, il viaggio era durato tre mesi, avevano preso ogni mezzo e un pezzo lo avevano fatto a piedi, erano clandestini non avevano passaporti, a Milano avevano cominciato a lavorare in un laboratorio di pelletteria sotterraneo, lavoravano giorno e notte per ripagare i debiti del viaggio, dormivano solo poche ore a notte e in una di quelle notti, ammassati uno di fianco all’altro sul soppalco sopra il laboratorio mi avevano concepita, quando sono nata mi hanno dato un nome cinese Xue Ch’en, ma soprattutto mia madre ha voluto darmi un nome italiano che a me piace moltissimo Laura. La storia di mio marito Tao Fu è simile alla mia, anche i suoi genitori hanno lavorato sodo, anche i suoi genitori con enormi sacrifici hanno aperto un ristorante.

Ho conosciuto Tao, che io adesso chiamo Paolo, alla scuola di ragioneria che frequentavamo tutte le sere. È stato durissimo imparare la lingua, prendere il diploma e contemporaneamente lavorare nel ristorante dei miei, capire gli italiani, superare la diffidenza e le diversità. Ma io e Paolo siamo riusciti a fare tutto. Paolo appena diplomato ha cominciato a tenere la contabilità di tutti gli amici e parenti e ha aperto un’agenzia di disbrigo pratiche e documenti per aiutare i nostri connazionali con la burocrazia italo/cinese, le cose sono andate molto bene, gli affari si sono moltiplicati, ora nel suo studio lavorano venti persone con contratto a tempo determinato e cinque con contratto a progetto. Io, invece ho scelto di fare la commessa in un negozio di corso Buenos Aires, dove ho imparato tutto e ho capito come si gestisce un commercio, i clienti, il magazzino. Cinque anni fa mi sono inventata Spazio62, volevo un posto che mettesse insieme tante cose, un mix gradevole e divertente che piacesse a me e ai clienti, così da me si possono comprare abiti delle migliori marche, fare l’aperitivo e chiacchierare sui comodi divani. La mattina i nonni in pensione e le mamme che non lavorano fanno colazione seduti ai piccoli tavolini bianchi di fronte alla vetrina. Io e Paolo abbiamo tre figli, Luca, Simone, Virginia hanno dieci, otto e tre anni. Li amiamo moltissimo e li viziamo in ogni modo. Ognuno di loro avrà una stanza nella grande casa, ho già immaginato come sarà. Con i dinosauri quella di Luca, con supereroi in ogni angolo quella di Simone, con i muri pieni di scarabocchi quella di Virginia. Siamo molto felici di avere una nuova casa e Paolo mi ha detto che vuole una stanza tutta per sé dove metterà gli audiovisivi come li chiama lui, ama il cinema e ogni sera a casa nostra ci sarà una proiezione. Non vedo l’ora di viverci.

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