Buon 2021


Non sappiamo cosa sarà. Non sappiamo cosa succederà. Non sappiamo bene cosa desiderare per l’anno 2021. Certo, sicuramente che venga arginato e poi sconfitto il Covid19. Certo speriamo, che i vaccini siano iniettati presto, bene, con ordine, metodo, precisione. Certo speriamo, che ognuno di noi ritorni ad abbracciare, vedere, vivere, toccare, giocare con le persone che ama, i parenti, gli amici, i congiunti, i passanti che ci fanno simpatia, gli amanti appena conosciuti, gli ex compagni di scuola ritrovati. Certo speriamo, che i bambini, i ragazzi e chiunque abbia voglia di imparare possa tornare tra i banchi di scuola, di qualsiasi scuola, a condividere la scienza, la conoscenza, a migliorare le proprie idee condividendole con i propri pari e imparandole da coloro che hanno vissuto e pensato prima di noi. Certo speriamo, che l’esercito di disoccupati di ogni ordine grado da qualunque parte del mondo arrivi, e che la pandemia ha reso immenso, abbia un lavoro che dia dignità, benessere e progetto di vita. Certo speriamo, che i teatri, i cinema, i musei, le mostre e qualsiasi forma di cultura possa ritornare a raccontare l’arte, la bellezza, le contraddizioni e le oscenità di questo nostro mondo. Certo speriamo, che la battaglia di Greta e dei suoi “Friday for Future” diventi una bandiera per ogni stato, per ogni regione, per ogni imprenditore che abbia a cuore l’esistenza della nostra Terra. Certo speriamo, che l’America di Joe Biden sia una nazione di questo pianeta che si confronta, che si parla, che collabora con le altre nazioni e gli organismi mondiali senza capricci, isterismi, moti di una personalità disturbata. Certo speriamo, che i milioni di disperati che via mare, via terra attraversano i confini e lasciano i loro posti e le loro vite per trovare posti accoglienti e vite migliori non siano lasciati morire in fondo al mare o parcheggiati in una frontiera spogliati e privi di qualsiasi identità. Ma sperare tutto questo ha bisogno di un atto di responsabilità e di resistenza da parte di ognuno di noi, da parte di ogni singolo abitante di questo pianeta. Bisogna fare la propria parte, ognuno a suo modo, ognuno con la propria idea preferibilmente condivisa da altri, ognuno con la propria forza.

La pandemia ha dimostrato che a furia di demandare, che a furia di scaricare, a furia di fare i fatti nostri ci siamo ritrovati in Italia (ma anche in tutto il mondo) senza una Sanità funzionante, fatto salvo lo straordinario lavoro di medici infermieri e personale sanitario, con governi in Italia (ma anche in tutto il mondo) incapaci, impreparati, con l’autorevolezza dell’ape Maia e la visione di Mister Magoo, con politici che parlano solo del loro piccolo pezzetto o che straparlano cavalcando teorie lette su facebook o acchiappando generali in arancione o popoli in gilet gialli. La pandemia ci impone di alzarci, di guardare oltre il resort di lusso, oltre il weekend fuori porta, oltre il corso di inglese per i nostri figli. La pandemia ci ha tolto gli occhiali da sole con cui guardavamo il mondo prima del gennaio 2020. Ci sono macerie sotto i nostri piedi e sono le nostre macerie, quelle prodotte in decenni di assenza del noi, dell’altro, del collettivo. E se tutto questo è difficile da fare tutto in una volta, cominciamo, semplicemente, a rispettare le regole, restiamo a casa, resistiamo dentro le nostre abitazioni, non facciamo i furbi, autocertificando la nostra incapacità di capire la gravità del momento. Cerchiamo di essere rigorosi con noi e con gli altri. Non trasgrediamo pensando di fottere Giuseppe Conte. Questo tempo fa l’appello, impone una presenza che abbiamo dimenticato da anni. E questa volta gli assenti non saranno giustificati. Buon 2021

Anna Chisari & Diletta Toniolo

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