I racconti delle scale – 43 mq


Questa casa non me la godo come vorrei. Io e mio figlio siamo sempre di passaggio, viviamo in città diverse. Io a Dortmund, Andrea a Cremona. Ho comprato questa piccola casa a Milano come appoggio. Speravo che Andrea, che suona il violino, la usasse di più, venisse più spesso in città a far le prove in Conservatorio. Mio figlio è un tipo molto strano, non ha amici, parla pochissimo e sembra vivere solo attraverso il suo violino. Suona da quando aveva 8 anni. Tutto era cominciato con un violino di plastica regalato da un cugino a Natale, per Andrea, che era già un bambino timido e introverso, era stata una vera fulminazione. Da quel momento per lui è esistito solo il violino. Molte volte ho pensato che fosse autistico, delle volte ho paura di leggere sui giornali di un musicista di Cremona che ha nascosto i cadaveri delle sue vittime dentro al frigorifero. Le rare volte che ci vediamo ci scambiamo pochissime parole, so molto di più degli abitanti di questo palazzo che di mio figlio. Neanche sua madre, da cui mi sono separato quando lui aveva 14 anni, sa molto, neanche sua madre lo vede. Siamo preoccupati per lui e ce lo diciamo, con Stefania siamo rimasti amici e ogni volta che torno a Milano mi invita a cena.  Nella vita ho fatto mille mestieri e mille sbagli. Ho studiato ingegneria perché il mio caro nonno siciliano, che fino alla morte ha usato le ghette, me lo ha imposto, ma a me non importava nulla delle case e dei ponti e sono andato in marina dove sono rimasto imbarcato 10 anni. Mi sono congedato e ho fatto l’amministratore delegato di una azienda che costruiva imbarcazioni da diporto. Dietro la scrivania la vita era diventata noiosa e il mare non aveva più odore e mi sono licenziato. Insieme a due soci ho fondato una piccola casa editrice che pubblicava libri di mare e carte nautiche. Siamo andati avanti tre anni, ma è stato un bagno di sangue. Ho perso tutto e sono andato in Germania a cercare lavoro. A Dortmund mi sono fermato per amore, ho conosciuto Hilde durante un colloquio di lavoro, la sua piccola agenzia di pubblicità cercava un venditore, grazie al mio ottimo tedesco imparato ai Salesiani di Catania, la mia parlantina e la passione di Hilde per gli italiani ho avuto il posto. Hilde era molto più giovane di me, aveva la stessa età di mio figlio, ma noi non li sentivamo, spesso mi scambiavano per il padre, ma a noi non importava, facevamo l’amore tutte le volte che potevamo e Hilde nell’intimità mi chiamava Vater, abbiamo vissuto insieme e abbiamo sognato di avere un figlio. È stato l’amore più bello della mia vita. Ma poi è finito, Hilde si è innamorata della sua insegnante di Tai chi e un giorno tra le lacrime mi ha detto che non mi amava più e che durante il fine settimana avrebbe portato via tutte le sue cose dalla nostra casa. Ho sofferto moltissimo, mi sono licenziato con una mail dall’agenzia e dopo settimane di disperazione ho deciso di tornare in Italia a vedere mio figlio che ormai era un uomo e Stefania la mia ex moglie. Non ho riconosciuto mio figlio con la sua barba e i suoi capelli incolti, l’aria sciatta e i vestiti sporchicci. Ho passato una settimana con loro, non ci siamo ritrovati. Sono tornato in Germania, adesso vendo coltelli e mi sono inventato una rubrica dove insegno ai tedeschi a cucinare italiano, il mio canale youtube ha molti follower e molti click. Una tv locale mi ha proposto una collaborazione. Un programma di un quarto d’ora dove di puntata in puntata svelo i segreti della cucina e del gusto italiano. Un giorno mi telefona un mio amico e mi dice: Vuoi fare un affarone? vendono un bilocale sul mio stesso pianerottolo, è piccolo ma ben tagliato. Ho dato fondo agli ultimi risparmi, ho acceso un mutuo a tasso fisso e ho comprato l’appartamentino.

Sono due locali più un bagnetto che ho arredato come ho potuto, a Ikea ho preso la piccola cucina, la camera da letto me l’ha regalata un mio ex collega che aveva ristrutturato la sua casa, il divano e la piccola libreria me li ha procurati Francesco il custode. In realtà non c’è niente di nostro, è uno spazio vuoto di oggetti e di vita. C’è tanta polvere che nessuno toglie mai e ho cambiato le lenzuola solo un paio di volte. Ogni volta che torno e apro le finestre mi sembra che le cose si sveglino dal sonno e dal silenzio.

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