I racconti delle scale – 80 mq


Sono tornata a vivere nella casa della mia gioventù. La casa me l’aveva regalata il babbo come regalo di laurea. Ne aveva comprata una ad ogni figlio. Io ero venuta ad abitarci con Milena, la mia amica di sempre, compagna agli scout, di liceo e di università. Ci eravamo tanto divertite in quegli anni, organizzavamo feste colossali e cenette intime in doppia coppia pronte ad infilarci con indifferenza nelle nostre rispettive camere da letto. L’avevamo arredata con mobili recuperati dai nonni e nei vari mercatini, era tutto scombinato ma era accogliente, avevamo dipinto le pareti di ogni stanza con un colore dell’arcobaleno. Sono tornata a viverci, dopo la separazione con Gabri, 14 anni d’amore e di convivenza annegati dentro un Non ti amo più. Non Ti riconosco. Me lo ha detto tornando da un viaggio bellissimo in Norvegia, in macchina mentre sferruzzavo il suo cappellino da pescatore con i ferri circolari, io uso sempre ferri circolari sono più comodi e meno ingombranti, acquistati a Berlino, perché i tedeschi se ne intendono di lavori a maglia. Gli ho fatto ripetere la frase due o tre volte. Non ci credevo. Non poteva succedere a noi. Abbiamo parlato, pianto, litigato, ci siamo rinfacciati qualunque cosa per due settimane intere. E poi, ho deciso, vado via e ristrutturo la mia casa. Ho chiamato un amico architetto, abbiamo buttato giù i muri, tolto i vecchi pavimenti, rifatto il bagno, scelto i colori delle pareti secondo le regole dell’armocromia. Ho comprato la libreria F54 per il living e ci ho piazzato le mie poltrone Lady vicino, ho messo le mie Wishbone Chair attorno al tavolo Siena in camera da pranzo, ho montato il letto Buonanotte costruito senza ferro e senza metalli, ho scelto per la cucina dei mobili Ikea che le fa belle e solide, neanche tanto costose, ho sistemato i miei abiti e le mie scarpe nella stanza armadio, che Luca il mio amico architetto è riuscito a ricavare, togliendo metri e cm alle stanze. Ho fatto tutto da sola, perché io sono sola. Sono molto soddisfatta della mia casa. Mi sono separata da Gabri da tre anni, non ho mai pianto, ho anche cambiato lavoro migliorando la mia posizione, esco tutte le sere, partecipo a tanti eventi legati al mio lavoro, trascorro i fine settimana con gli amici, faccio vacanze in barca e scio d’inverno, quando ho tempo stiro i sacchetti di carta per riporli nel cassetto. Lo yoga lo facevamo insieme a Gabri, poi lui è andato e io mi sono impegnata al massimo come faccio sempre. Prima correvo, mi sono allenata per cinque anni ogni giorno, estate e inverno, a Natale e a Pasqua, sveglia alle 5 e via per le strade della città, dopo due ore di allenamento a casa a far la doccia e poi in ufficio. Ho partecipato alla maratona di Londra, a quella di New York, quella di Berlino, la mezza maratona di Pisa, di Verona, la Stramilano e tutte le ciaspolate organizzate intorno a Milano, andare era una missione, un senso, una indicazione. Gabri all’inizio mi seguiva, gli piaceva, poi si è stufato e sono rimasta sola a correre e a sudare. Per fare qualcosa insieme Io e Gabri avevamo cominciato a far yoga,avevamo praticato hatha yoga per qualche anno finché non ho scoperto il vinyasa.

È nato un amore, ho continuato a praticare anche quando Gabri se ne è andato, ho lavorato così tanto che alla fine ho deciso di frequentare un corso per diventare insegnante. Ora lo yoga è la mia vita, non posso farne a meno, ogni sera faccio lezione. E’ faticoso incastrare tutto, ma io mi sono fatta un bel planning su un foglio Excel, ho inserito il lavoro, lo yoga, gli appuntamenti con le amiche, il parrucchiere, la manicure, la cena settimanale con la mamma, le cene mensili con i fratelli, le sere in cui posso masturbarmi (non posso stancarmi troppo), i week end per fare le commissioni, quelli in cui andare in campagna, invitare gli amici a cena, di solito di sabato perché venerdì c’è l’aperitivo con i colleghi e domenica sera si va a letto presto. Ho inserito anche le telefonate che devo fare ad amici e conoscenti. È tutto programmato, non posso sbagliare, l’organizzazione è tutto. Anche a casa tutto funziona alla perfezione, ho sistemato le cose secondo il metodo della giapponese Marie Kondo, la casa è un orologio svizzero, tutto si trova quando si cerca, tutto ha un posto, tutto è utile, niente superfluo. Marie è molto chiara: Ci sono sei regole base per imparare a mettere in ordine: 1. Impegnati a riordinare. 2. Immagina il tuo stile di vita ideale. 3. Devi finire prima di scartare. 4. Ordina per categoria, non per posizione. 5. Segui l’ordine giusto. 6. Chiediti se ti dà gioia.

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