Le parole che diciamo e non sappiamo. Il glossario della Brexit


Martedì 15 gennaio 2019 il governo britannico di Theresa May ha subito una storica  sconfitta nel voto al Parlamento sull’accordo per uscire dall’Unione Europea. May e i suoi colleghi stanno cercando di trovare una soluzione alternativa ma la prospettiva più inquietante, l’uscita del Regno Unito senza un accordo, non è mai stata così vicina. La chiusura della pratica iniziata con il voto del 2016 per la Brexit sembra non arrivare mai. Qualunque sia la vostra idea sulla cosa,  rAbDo ha preparato un glossario per ragionarci e districarsi in una delle questioni più complicate per l’Europa del XXI secolo.

Leavers = ovviamente chi ha votato per uscire dall’UE al referendum del 23 giugno 2016, vincitori con un 52% che di fatto spaccò il paese.

Remainers = altrettanto ovvio, chi ha votato per rimanere. I Remainers però oggi contano anche un sottogruppo tutto speciale che si è dato il nome di RemainersNow, cioè ex-Leavers che hanno cambiato idea sul loro voto e che secondo i sondaggi sono in continuo aumento.

Brexit means Brexit = uno dei primi slogan creati da Theresa May nel 2016, quando cioè è stata incaricata del  compito di far avverare tutte le assurde promesse fatte dalla campagna Leave. Due anni dopo ancora ci si chiede cosa esattamente voglia dire  Brexit means Brexit.

Have our cake and eat it = se vi state chiedendo perché così tanti titoli di giornale inglesi parlano di torte negli ultimi due anni, la colpa è tutta di Boris Johnson, esponente dell’estrema destra inglese e uno dei fautori principali sia del referendum che della campagna Leave. Storpiando infatti un proverbio inglese che in soldoni significa che se mangi la torta questa non c’è più, ha famosamente dichiarato che sì potevano sia mangiare la torta che averla, in riferimento alla completa fantasia che il Regno Unito potesse uscire dall’Unione Europea e continuare a goderne tutti i vantaggi. Questa ridicola affermazione è diventata un po’ il simbolo dell’arroganza di una certa parte dei Leavers e ha perseguitato Johnson dal momento in cui gli è uscita di bocca.

Project fear = durante il referendum del 2016 ogni esperto di qualsiasi settore aveva messo in guardia i Leavers delle possibili catastrofiche conseguenze dell’uscita dall’UE. Tutto questo era stato giudicato dalla campagna per il Leave come puro allarmismo e ribattezzato con la catchphrase ‘project fear’. Perché ‘che ne sanno gli esperti’ è il nuovo paradosso che piace alle democrazie occidentali.

Brexiter = qualcuno che è in favore dell’uscita del Regno Unito dall’UE

Brextremist = un’estremista della Brexit, solitamente usato in senso dispregiativo per descrivere qualcuno incapace di cambiare idea o riconoscere la realtà quando gli viene presentata.

Brexit Secretary = la posizione nel governo inglese creata ad hoc per occuparsi di tenere insieme il delirio burocratico e di negoziazioni che è la Brexit. Tale figura è ormai però diventata l’insegnante di difesa contro le arti oscure del governo inglese: ogni dieci mesi c’è ne uno nuovo.

Articolo 50 = articolo 50 del Trattato di Lisbona che il Regno Unito ha invocato per uscire dall’Unione Europea. Dopo l’invocazione il paese ha tempo due anni per negoziare la sua uscita, tempo che per gli inglesi scadrà il 29 marzo 2019. Il tempo concesso può essere prolungato solo con un voto favorevole di tutti e 27  i paesi restanti

Soft Brexit = una delle due modalità di Brexit proposte dalla May all’inizio delle negoziazioni. I modelli di riferimento a cui il Regno Unito si ispira in cui questo senso sono quelli della Norvegia o di una situazione cosiddetta Canada plus. L’idea sarebbe quindi quella di copiare modelli di relazione già esistenti che altri paesi hanno con l’UE. L’accordo presentato da May in parlamento in questi giorni è considerato il risultato di una soft Brexit ed è per questo odiato da ogni parte: è il compromesso che scontenta tutti allo stesso modo.

Hard Brexit =  Tra le conseguenze principali ci sarebbe la questione confini: prevedrebbe cioè la fine del libero movimento e la conseguente uscita dal mercato unico.

Blindfold Brexit = altro scenario non edificante per la GB, prevedrebbe sostanzialmente uno stato di limbo in cui non esistono tra UE e Regno Unito accordi chiari e questo rimane di fatto sotto le leggi dell’Unione Europea fino al 2020 (anno a cui verrebbero posticipati la fine dei nuovi negoziati) ma senza avere diritto di voto all’interno dell’UE.

Deal/ withdrawal agreement = il benedetto agognato accordo. L’ufficiale bozza esistente conta 585 pagine, ma badate bene non è tutto, perché questo mattone allucinante traccia solo le linee guida che, ha detta delle opposizioni, sono comunque ancora troppo vaghe.

Divorce bill = il prezzo del divorzio che il Regno Unito dovrà pagare all’UE per quanto riguarda gli impegni che aveva già preso.

Chequers plan = la bozza di documento redatta dal governo della May riguardo alle linee guida da tenere sulla Brexit, stilata quella volta che ha chiuso tutti i suoi ministri nella Chequers House (una residenza di campagna del Primo Ministro) e ha minacciato di non fare uscire nessuno finchè non si raggiungeva un piano coerente.

No deal = il vero scenario apocalittico da temere: avverrebbe nel caso in cui non si raggiungesse né un accordo né un allungamento dei tempi di trattative, risultando di fatto nell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea dall’oggi al domani, senza un vero piano che regoli nulla, con particolare riferimento ai confini e all’import e l’export.  Si stima per esempio che se non ci fosse abbastanza insulina immagazzinata molti diabetici sarebbero a rischio di vita . Una catastrofe economica che colpirà i più deboli per generazioni, gli stessi che hanno votato a favore perché circuiti da una campagna piena di menzogne.

Second referendum =  un secondo referendum potrebbe in teoria avvenire.

Porto di Dover = quel posto da cui si entra in Gran Bretagna se si viene via terra. Perché la Gran Bretagna è un’isola.  Il porto infatti è quello che connette con Calais e vede il passaggio ogni giorno di migliaia di camion (ovvero una parte sostanziale delle entrate e uscite di merci). In caso, come è ancora possibile, di un’uscita dal mercato unico e del ritorno delle frontiere (in particolare in caso no deal), gli esperti sostengono che il porto piomberebbe nel caos perché né le infrastrutture né il personale sono preparati all’evenienza, risultando in code di giorni che renderebbero impossibile per esempio il trasporto di cibi deteriorabili.

Operation BROCK = la brillante soluzione trovata dal governo inglese per il problema Dover. Il piano prevede infatti la trasformazione di un’attuale corsia di superstrada in ingresso al porto in un parcheggio permanente per camion.

Irish border question = la questione del confine irlandese è forse la più spinosa e complicata di tutta la faccenda, soprattutto perché i Leavers hanno di fatto creato un paradosso logico irrisolvibile promettendo in campagna per il referendum due cose completamente opposte. In pratica, per tenere buoni i suoi estremisti della domenica la May ha dovuto promettere l’uscita dal mercato unico. Un’altra promessa però era stata fatta ai Nord-irlandesi e cioè che non si sarebbe tornati alla vecchia frontiera con l’Irlanda, spettro di tanta morte e desolazione. Quindi ecco il problema: il Regno Unito che esce dal mercato unico con un suo pezzo, l’Irlanda del Nord, che non lo può fare perché questo significherebbe ripristinare le frontiere con la Repubblica Irlandese. Allo stesso tempo il governo inglese non può permettere che una sua parte abbia un regime economico diverso dal resto del paese perché questo comprometterebbe la solidità dell’unione e sarebbe un passo nella direzione di quegli irlandesi del nord che vorrebbero staccarsi da Elisabetta e unificarsi all’Irlanda.

Gibilterra = quella cosa che gli spagnoli vogliono dagli inglesi da centinaia di anni e che adesso stanno pretendendo perché ‘picchiali finchè sono a terra’ è una validissima strategia politica.

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