Design e la ricerca della giusta impressione


Una chiacchierata sul Fuorisalone 2018, sulle esposizioni che più ci hanno colpito e perché?

 

I.Z. Pensando all’era tecnologica in cui viviamo, le installazioni più memorabili sono state a mio avviso quelle che hanno unito buoni prodotti a esposizioni interattive. La prima che mi viene in mente è quella di Miele: uno spazio completamente digitalizzato con musica e proiezioni sui muri. Ogni 15 minuti un effetto WOW, quando l’ultimo modello di forno presentato calava improvvisamente dal soffitto. Nessuno se l’aspettava! E intanto quattro chef cucinavano di fronte ai visitatori che potevano assaggiare in tempo reale le prelibatezze appena sfornate. Ecco un esempio riuscito di come il design possa impressionare. Un altro esempio piccolo, ma di forte impatto, è la mostra di Moleskine. Due stanze: una completamente nera dove guardare la presentazione e gli schizzi, ma anche interagire con essi grazie ai sensori che reagivano al movimento delle persone; l’altra completamente bianca dove venivano materialmente realizzati gli schizzi proiettati in tempo reale in quella nera. Un’esperienza davvero coinvolgente!

“Creating New Dimensions” by MIELE Kitchen, via Tortona, 58

 

L.C. E’ vero, la mostra di Miele era molto bella! Ma non penso che siano potenti solo le installazioni interattive. Come studentessa di Interior design ho visitato il Fuorisalone alla ricerca di nuovi trend di mercato. Non avevo bisogno di intrattenimento che attirasse la mia attenzione, cercavo l’effetto WOW piuttosto nelle collezioni, nei prodotti. Artemest, per esempio, non ha utilizzato alcuna interattività eppure mi ha colpito l’atmosfera unica che sono riusciti a ricreare nella villa anni Trenta sede milanese di TED. Una combinazione virtuosa di Art Deco e prodotti contemporanei proposta come in un museo. Ciò che mi ha colpito sono state la bellezza estetica e la qualità produttiva degli arredi. E questo dovrebbe essere a mio avviso il primo obiettivo della Design Week.

 

I.Z. Hai ragione, la qualità dei prodotti dovrebbe essere il focus principale. Ma se non vengo catturata dall’esterno non avrò modo di scoprire la bellezza dei pezzi proposti. Se invece da fuori intuisco che c’è qualcosa di interessante all’interno, non esito a entrare. Se il contenitore mi affascina, osservo meglio il contenuto. Così mi è capitato con la mostra Perfettamente Imperfetto di Dimore Studio in via Solferino. L’atmosfera nelle diverse stanze era astratta e straniante, tutte le pareti e i soffitti erano ricoperti di tela bianca mossa al ritmo di un soffio d’aria, una musica forte di sottofondo legava gli ambienti e in ogni bianca stanza un solo prodotto. Un’atmosfera incredibile e unica!

“Perfettamente Imperfetto” by DimoreStudio, via Solferino 11

 

L.C. Dovremmo premettere che al Fuorisalone ci sono due tipi di visitatori: i professionisti (architetti, designer, imprenditori) e il pubblico generico (appassionati e curiosi). Per il pubblico generico la spettacolarità, la messa in scena e l’ubicazione hanno certamente grande importanza. All’Opificio 31, per esempio, Archiproducts in collaborazione con Volkswagen ha selezionato una serie di produttori – SP01, Living Divani, Flos, VIBIA e altri – per arredare una casa reale, un appartamento vero e volendo abitabile. La location centrale, il flusso continuo di gente e il fascino dell’allestimento hanno catturato i visitatori. Nonostante Marras, al contrario, è uno showroom nascosto, non visibile da strada e volutamente non segnalato. L’obiettivo è di coinvolgere i professionisti, chi già conosce il marchio e lo spazio. In ogni caso non mi sento di dire che un’esposizione non interattiva non possa essere altrettanto potente e interessante.

 

I.Z. Un esempio riuscito di mostra adatta a entrambi i tipi di visitatori e una delle più interattive del Fuorisalone è stata Hidden Senses di Sony in via Savona 56. Un’entrata semplice e pulita introduceva alla visita guidata delle 5 stanze dedicate ognuna a un senso diverso, senso nascosto nell’interazione con i prodotti che allestivano le scene. Sony proponeva l’immaterialità della tecnologia dandole corpo attraverso prodotti e arredi di uso quotidiano. L’esempio di come le tecnologie accompagneranno la vita delle persone comuni.

 

L.C. Hidden Senses in via Savona e Lexus al Museo della scienza e della tecnica sono state senza dubbio le mostre più tecnologiche e coinvolgenti del Fuorisalone 2018. Penso che entrambe concordiamo sul fatto che, con o senza interattività, ciò che importa è la coerenza del messaggio. Cosa intende comunicare il marchio. Sony produce tecnologie che vorrebbe si utilizzassero quotidianamente e così invita i visitatori a usarle, a interagire con esse. Moooi, in via Savona 56, stimola la meraviglia! L’ambiente scuro e quasi museale della mostra, esaltava i singoli pezzi della collezione come opere d’arte. L’altra mostra di Dimore Studio nella Gallery ha armonizzato perfettamente set design e interazione, i visitatori non potevano toccare i prodotti esposti, ma venivano totalmente immersi nelle diverse atmosfere grazie all’uso dei colori e della musica.

“Museo degli Animali Estinti”, by MOOOI, via Savona, 56

 

Alla fine di questa chiacchierata possiamo affermare che esistono diversi modi di esporre il design, non importa quanto interattivi, purché stupiscano!

 

Lucrezia Calvi

Inna Zhossan

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