Si è liberi solo nelle limitazioni!


Difficile, claustrofobico, insopportabile è il film Ariaferma di Leonardo Di Costanzo. Un vecchio carcere ottocentesco, situato in una zona impervia e imprecisata della Sardegna, è in dismissione. Per problemi burocratici i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti con pochi agenti rimangono in attesa di nuove destinazioni. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni. La pellicola riesce con una grande capacità registica, una fotografia scolpita nel nero, i dialoghi impersonali, la bravura di Silvio Orlando e Toni Servillo nei ruoli rispettivamenete del ladro e della guardia ad entrare nel carcere in dismissione e a far sentire la disperazione, la violenza e la mancanza di prospettiva. L’Aria ferma del carcere diventa l’aria dello spettatore, il tempo e lo spazio senza tempo e senza spazio in cui navigano i detenuti e i secondini sono misurati dagli ordini impartiti con freddezza, dalle proteste per un vitto migliore, dalle domanda Quando saremo trasferiti?

Di Costanzo sembra essere consapevole del pensiero del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder Si è liberi solo nelle limitazioni perchè è proprio dalla più chiusa delle condizioni umane che nasce un simil dialogo tra il camorrista Don Carmine Lagioia e l’Ispettore Gaetano Gargiulo, un piccolissimo spiraglio di umanità che illumina l’oscurità di un carcere vecchio e orrendo e dà un senso alle azioni di uomini, le cui sorti non importano a nessuno. Quella di Di Costanzo è una favola dal tempo sospeso e da cuori scavati nella roccia, con una colonna sonora di porte che sbattono, cancelli che si chiudono, chiavi che entrano nelle toppe arrugginite, di passi pesanti nei corridoi e spioncini aperti sulle luci fioche delle celle. Il film è stato girato nell’ex carcere San Sebastiano di Sassari ed è visibile nelle sale cinematografiche e sulla piattaforma Sky

Anna Chisari

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