La Spia venuta da Spinaceto


Nella storia della spia de’ Spinaceto, al secolo Walter Biot, metto da parte tutto quello che riguarda l’aspetto politico, penale, civile, internazionale, diplomatico.  Non so, e non riesco a quantificare il danno che ha procurato e che potrebbe procurare l’attività del capitano di fregata sorpreso dai Ros a vendere segreti militari ai russi in un parcheggio di Roma, beccato mentre intascava 5.000 € in cambio di documenti riservati.

Quello che so e che conosco è il danno che questo fatto di cronaca ha provocato al mio immaginario, che ha condensato fascino, mistero, pericolo, violenza, criminalità, seduzione, ricchezze infinite, salti mortali, inseguimenti mozzafiato nelle figure di spie, che per soldi o per ideologia hanno sfidato ogni sorta di pericolo per trafugare notizie che, talvolta, hanno cambiato il corso della storia. Non mi riferisco a James Bond, il famosissimo agente del controspionaggio inglese al servizio di sua Maestà, nato dalla penna di Ian Fleming, che ha fatto innamorare nelle sue versioni cinematografiche, eserciti di donne e di uomini per la sua bellezza, la sua audacia, il suo charme.

Mi riferisco a spie in carne e ossa che la storia ha consacrato a miti (anche del male). Alcuni nomi sono noti al grande pubblico, come quello di Mata Hari, la leggendaria ballerina sospettata di spionaggio dai servizi segreti francesi e condannata come traditrice, o Gertrude Bell, la regina del deserto molto vicina a Winston Churchill e Lawrence d’Arabia. Sbirciando gli archivi storici dell’Fbi, anche la diva Marlene Dietrich sarebbe stata una spia negli anni ’40, nonostante non vi siano documenti che confermino il suo effettivo reclutamento. E ancora, James Angleton il complicato, influente e controverso capo del controspionaggio Usa; Vasilij Mitrokhin, l’archivista deluso del Kgb, che consegnò migliaia di dossier all’Occidente. Tutta gente che ha fatto della propria vita, nel bene e nel male, un’avventura, che ha ingigantito le proprie ambizioni, che ha accumulato potere e ricchezze per sé stesso e per il proprio paese.

Il signor Biot e signora, intervistata dal Corriere della Sera il 1° aprile (non è un pesce d’aprile), invece, mi catapultano in un mondo squallido, dove si tradisce il proprio paese per pagare il mutuo, dove si mettono in gioco anni di onorata (stando a quanto si legge di Biot) carriera per pagare la palestra ai quattro figli, dove si trafugano documenti, ma non proprio quelli “segreti segreti”, quelli solo un po’ segreti, come dichiara la moglie. In questo nostro mondo, smarrito e martoriato da una pandemia che non accenna ad arretrare, con il senso delle cose costruito come in un reality show, con i politici che non sanno più quale giubba indossare per farsi votare, con i governi che hanno la solidità di un pupazzo di neve a ferragosto, non solo non ci sono più le mezze stagioni, ma non ci sono neanche le spie di una volta, che per fortuna, non hanno licenza di uccidere, ma solo l’aspirazione a comprarsi una villetta con giardino e barbecue. (massimo rispetto per la villetta il giardino e il barbecue)

Anna Chisari

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