I poveri sempre più poveri con il COVID19


Limitazione delle scorte di cibo, aumento dei prezzi e impoverimento dei redditi. Tra le principali conseguenze negative della pandemia di COVID-19 c’è il rafforzamento delle diseguaglianze economiche. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2020 la crescita globale prevista sarà di –4,9%, mentre la ripresa dovrebbe essere più graduale di quanto stimato in precedenza. L’FMI spiega inoltre che l’impatto negativo sulle famiglie a basso reddito è particolarmente pesante. Una situazione che mette “a repentaglio i significativi progressi compiuti nella riduzione della povertà estrema nel mondo gli anni ’90”. Centinaia di milioni di persone in grave difficoltà economica nel mondo infatti stanno vivendo una crisi crescente nel riuscire a garantirsi i propri bisogni alimentari di base, raccontail New York Times. La pandemia sta limitando ulteriormente le scorte di cibo, spingendo i prezzi sempre più in alto, mentre milioni di persone stanno vedendo il loro reddito impoverirsi. Lo scorso aprile, durante il vertice Straordinario dei Ministri dell’Agricoltura del G20, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), la Banca Mondiale, il Programma Alimentare Mondiale (WFP), in una dichiarazione congiunta, hanno avvertito come la pandemia ponga sfide senza precedenti con profonde conseguenze sociali e economiche, tra cui la compromissione della sicurezza alimentare e della nutrizione: “I limiti alla circolazione all’interno e tra i paesi [ndr, per via delle misure di restrizioni decise dai governi per ridurre il diffondersi del virus] possono ostacolare i servizi logistici legati ai prodotti alimentari, sconvolgere intere catene di approvvigionamento alimentare e incidere sulla disponibilità di cibo. Le conseguenze dei limiti alla circolazione della manodopera agricola e della fornitura di input porranno presto sfide critiche alla produzione alimentare, mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare di tutti, e soprattutto delle popolazioni dei paesi più poveri”. L’impatto socio-economico della pandemia COVID-19 rischia di colpire in maniera particolare i minori. 

«Secondo l’UNICEF, anche prima della pandemia da COVID-19, erano 47 milioni i bambini che soffrivano di malnutrizione acuta nel 2019. Senza un’azione urgente, il numero globale di questi bambini potrebbe raggiungere la cifra di quasi 54 milioni nel corso dell’anno. Questo porterebbe la malnutrizione a livelli mai visti in questo millennio» ha affermato a luglio il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo. L’80% di questi bambini proverrebbe dall’Africa subsahariana e dall’Asia meridionale, mentre più della metà di questi bambini si troverebbe nella sola Asia meridionale, secondo uno studio pubblicato su The Lancet. Aumento di disuguaglianze e povertà non sono però fenomeni limitati ai paesi più poveri. Come documenta il New York Times, infatti, persone che prima lavoravano e che non si erano mai sentite obbligate a cercare aiuto ora stanno facendo la fila ai banchi alimentari anche ad esempio negli Stati Uniti, in Spagna e in Gran Bretagna. In Italia, dove anche sono state prese dal governo diverse misure per far fronte alle difficoltà economiche e sociali legate alle restrizioni e chiusure anti-Covid, in base ai dati forniti dalla fondazione Banco Alimentare a Info Data de Il Sole 24 Ore, “da metà marzo progressivamente sono aumentate le richieste di prodotti da parte delle strutture accreditate (+320 strutture nel periodo marzo-giugno 2020 su un totale di 7.994), registrando un progressivo aumento della domanda pari al 40% con picchi del 70% nelle regioni del sud”. “Dall’inizio della pandemia al 24 giugno 2020 – si legge ancora – il Banco Alimentare ha assistito 2,1 milioni di persone, contro gli 1,5 milioni prima del COVID19. La Caritas, nella sua ultima rilevazione nazionale condotta dal 3 al 23 giugno, pubblicata a luglio e che riguarda 169 Caritas diocesane (il 77,5% del totale), segnala un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito. L’organismo pastorale della CEI comunica inoltre che delle centinaia di migliaia delle persone sostenute da marzo a maggio (circa 450mila), “il  34% sono ‘nuovi poveri’, cioè persone che per la prima volta si sono rivolte alla Caritas”.In base al rapporto “Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo” pubblicato questa estate dalle Nazioni Unite, “la pandemia di COVID-19 sta intensificando le vulnerabilità e le inadeguatezze dei sistemi alimentari globali, intese come tutte le attività e i processi che incidono sulla produzione, la distribuzione e il consumo di cibo”, mettendo “ulteriormente a rischio il raggiungimento del secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (Fame Zero)” – cioè l’impegno preso nel 2015 dalla comunità mondiale dimettere fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile entro il 2030.

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