Siamo pronti per la fine del mondo?


Metti una sera a cena in uno dei caldi, caldissimi giorni di Lucifero, così ultimamente si usa chiamare le ondate di caldo che si abbattono su noi abitanti della terra. Metti sei amici allegri, simpatici, tutta gente che ha studiato, tutti con belle professioni, tutti con a cuore le sorti del pianeta, tutti attenti al climate change, tutti chi più e chi meno segretamente spaventato da ciò che potrebbe succedere nei prossimi anni. Una di questi sei è una mamma, una geologa, che ha letto il rapporto redatto dal gruppo intergovernativo di scienziati del cambiamento climatico (Ipcc), che in sintesi racconta lo stato di salute del pianeta. E’ un codice rosso per l’umanità, una crisi climatica inevitabile e irreversibile, una accusa alle attività umane di questo ultimo secolo che hanno aumentato la concentrazione di CO2 e altri gas serra nell’atmosfera e che provocano l’aumento della temperatura, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai. Questa mamma è seriamente angosciata, dichiara di non dormire la notte, soffre per le sue bambine, vuole proteggerle e nello stesso tempo renderle consapevoli del pericolo che corrono, della possibilità che non ci sia un futuro per loro, che dovranno combattere per sopravvivere e mangiare, che la terra non sarà più quel posto magico e ospitale che fino adesso hanno conosciuto. Lei ha davvero paura. E gli altri cinque? Gli altri cinque, di cui tre anch’essi genitori, ci arrabbattiamo, esprimiamo opinioni, snoccioliamo dati di articoli che abbiamo letto, raccontiamo le nostre infanzie, le nostre convinzioni, i nostri timori, parliamo dei nostri lavori e delle nostre esperienze. Ed è un elenco di verità, di insensatezze, di incongruenze, di pigrizie, di vizi postindustriali, di comodità postcapitalistiche, di pauperismo postconsumistico, di saggezza postgioventù. In realtà, non sappiamo che dire, non sappiamo che fare, vogliamo continuare a vivere nel nostro modo bello e soddisfacente, non vogliamo rinunciare ad un solo millimetro di ciò che abbiamo, di ciò che abbiamo ereditato dalle generazioni precedenti. La libertà, la democrazia, la ricchezza, la cultura, il divertimento. Ognuno di noi sei continua a sperare che non sia finita, che è ancora quel tempo fertile e fecondo di vivere dove ognuno è libero di essere, di esprimersi, di scegliere. Nessuno di noi è pronto per la fine del mondo, nessuno di noi riesce a pensarci, la fine del mondo è troppo grande, è indicibile! Nessuno di noi sei e nessuno dei quasi otto miliardi di abitanti della terra è pronto e lo sa dire.

Per chi è il fritto misto di pesce? e i calamari grigliati?

La fine del mondo aspetterà almeno fino a dopo cena.

Anna Chisari

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