Gianni Rodari, cent’anni e non sentirli


La creatività, secondo Gianni Rodari, è una capacità comune a tutti.

Il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti. […] Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

Così scriveva, nella sua unica opera —”Grammatica della fantasia“—lo scrittore e poeta piemontese che in tutta la vita, con le sue favole, cercò l’adulto nel bambino, allo stesso tempo stimolando il bambino nell’adulto, mentre rifletteva, in modo giocoso, sulla contemporaneità. Ricordiamo le Filastrocche in cielo e in terra, o le Favole al telefono, soprattutto come letture infantili. Ma se le abbiamo riprese “da grandi”, ci accorgiamo che i livelli di lettura delle poesie e delle favole di Rodari sono tali da giustificarne la “rilettura” a un’età qualsiasi.

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.

La cicala di Rodari, capovolti i valori della “favola antica” di Esopo, è un emblema della gratuità dell’immaginazione, la cui “colpa”, dal punto di vista dell’accumulante formica, è principalmente l’inutilità.

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Rodari stava dalla parte della cicala, come da quella di Giovannino Perdigiorno. Il suo piccolo Gulliver, che non smette mai di andare in cerca del mondo “ideale”. Abbandonando via via mondi “ottusi”. Come il Paese “degli uomini a motore”: che “al posto del cuore avevano un motorino, che si spegne di sera e si accende al mattino“.

Chi era Gianni Rodari

Già dall’elogio della cicala, si comprende che Rodari non è stato semplicemente “autore per bambini”. Ma, come lo si definisce in un profilo Treccani, un “classico del Novecento“. Nato nel 1920 sul lago d’Orta, figlio di un fornaio, lettore precoce del Corriere dei Piccoli, Rodari, in seguito alla morte precoce del padre, entra in seminario a 15 anni. Ne esce poco dopo, e si iscrive alle magistrali. Poi alla facoltà di lingue della Cattolica di Milano. Presto abbandona gli studi. Autodidatta, lettore dei surrealisti, di Novalis, collabora ad alcune riviste e nel 1948 ottiene una rubrica, destinata ai bambini, sull’Unità. Un grande successo. In seguito, trasferitosi a Roma da Milano, scrive su Paese Sera, e nel 1960 diventa un autore Einaudi. Calvino lo apprezza. Pubblica fra il ’60 e il ’66 le Favole al telefono, le Filastrocche in cielo e in terra, il Libro degli errori, e La torta in cielo, da cui verrà tratto un omonimo film con un “cattivissimo” Paolo Villaggio. Dalla parola, sostiene Rodari, nasce la fiaba. E la fiaba può fornire numerose “chiavi” per entrare nella realtà. Bisogna trasformare “il mondo d’oggi” in parole, per fare libri che coinvolgano i bambini. “Se un bambino scrive nel suo quaderno “l’ago di Garda”, ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo “ago” importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?”

Gianni Rodari, cent’anni e non sentirli

Ricorrono cent’anni dalla nascita di Gianni Rodari, un numero che lascia incredulo chi lo conosce attraverso i suoi libri. Perché da decenni essi raccontano ogni giorno una realtà sempre attuale, descrivono lucidamente sentimenti ancora veri e nella loro semplicità geniale ci fanno riconoscere. Sono insomma storie moderne incarnate in una forma ‘classica’: universale, eterna, perfetta.

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