I giovani e la nostra “Fonte Sacra”


Se il Futuro sono i giovani. Noi italiani ce ne fottiamo del futuro e quindi anche dei giovani.  Trattiamo, infatti, i nostri ragazzi e le nostre ragazze, come simpatiche decorazioni del nostro mondo, come modelli a cui riferirsi quando “noi grandi” vogliamo essere giovanili. Sono forza lavoro da sfruttare e spremere per evitare di fare lavori utili e noiosi, precisi ma frustranti, che necessitano di bella presenza e aspetto gradevole. Non abbiamo alcun rispetto della loro giovane età, non ci occupiamo della loro etica, non li consideriamo degni di avere una vita e una prospettiva. Bambinizziamo i loro interventi, le loro visioni, scoraggiamo le loro iniziative e neghiamo loro un’esistenza dignitosa e una crescita vitale e professionale. Popolano i nostri uffici, ne sono ormai parte integrante, hanno dai 18 anni ai 35 anni, e si arrabattano per vivere e trovare lavoro tra stage curriculari e extracurriculari, agenzie per l’impiego, motivatori, servizio civile, dote comune, scrivono curriculum in inglese, non hanno alcun entusiasmo e sognano 1000 € al mese. Sono i bambini che abbiamo cresciuto in mezzo ad agi e privilegi, li abbiamo adulati e adorati, abbiamo comprato loro ogni genere di gioco e divertimento, abbiamo fatto credere loro che erano unici, bellissimi e invincibili. Ma non li vogliamo fare crescere. Abbiamo bisogno delle loro incertezze, dei loro dubbi, della loro inesperienza. Le loro vite indefinite servono alle nostre esistenze sovraccariche di rimpianti e impotenze. Il loro stupore sarebbe eccessivo per la nostra civiltà pigra e decadente. Facciamo finta di essere come loro, aperti, disponibili e democratici, condividiamo con loro quasi tutto, tranne il lavoro, il potere e i cordoni della borsa. Insospettabili vecchi/cannibali che si nutrono delle energie e della bellezza di figlioli ignari e fiduciosi, che pazienti e addomesticati attendono il loro turno e invecchiano senza diventare adulti.  Come nel bellissimo libro di Henry James “La Fonte Sacra” in cui quattro personaggi, due coppie in viaggio, secondo il narratore, attingono vita, intelligenza e giovinezza, che passa dall’ uno all’altro, alternativamente svuotandosi e riempiendosi, dal più giovane al più vecchio, dal più sciocco al più intelligente.

Rimandando la loro crescita rimandiamo la nostra fine. Con le mancette teniamo buona la nostra gioventù, la illudiamo che cambierà, che appena possibile saranno indipendenti, che andranno via dalle nostre case, che potranno condurre vite piene di scelte e significati. Il nostro non è un paese per giovani, è un paese per vecchi che fingono di essere giovani. È il paese di Berlusconi che ad oltre 80 anni si ripresenta come la soluzione dei problemi italiani e che sorride sornione al quasi giovane Salvini che pensa di diventare il premier. È il paese di Beppe Grillo che manda avanti il ragazzo di bottega Di Maio, ma decide tutto lui scrollando la sua disordinata e impeccabile chioma bianca. È il paese del tronfio Renzi che ha creduto di rottamare ed è stato rottamato.

 

L’Italia conta una disoccupazione giovanile del 31.6 % e una media del 26.2% di inattivi: oltre il 55% dei giovani non lavora, non studia e non è iscritto ad alcun corso di formazione, la metà (52%) è donna.

Anna Chisari

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