GiraDisco


Sembrava morto. Sembrava che non si sarebbe mai più ripreso. Sembrava che fosse uno di quegli oggetti da mettere dentro la capsula del tempo per farlo conoscere ai nostri discendenti. E invece, il vecchio, caro e amatissimo disco di vinile, da maneggiare con cura, da pulire con grande attenzione, da mostrare solo a chi veramente ne capiva, si è ripreso. E si è ripreso alla grande, spiazzando ogni indagine di mercato, ogni studio, ogni visione. Una seconda giovinezza che non lascia spazi a dubbi. I suoni un po’ sporchi ma caldi piacciono ancora, l’inconfondibile gesto di tirar fuori il disco dalla custodia e poggiarlo con delicatezza sul giradischi affascina, lo scaffale ricco di LP fa di nuovo status.

E così la classifica dei vinili è stata aggiunta  ufficialmente alla Top Of The Music by FIMI / GfK Italia da gennaio 2016. In questo modo il primo comunicato stampa FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) del 2016 pone l’accento sull’inarrestabile ritorno del vinile, che dopo un silenzio totale durato più di un decennio ha ricominciato a crescere nel 2007 e da lì non si è più fermato. Possibile che in un mondo che ha quasi completamente smaterializzato la musica si parli ancora di vinile? Qual è la percezione degli acquirenti e quale quella degli addetti ai lavori? I numeri: il vinile è una nicchia, ma si sente. Chi vive di pane e tecnologia non ha armi, non ha proprio la forma mentis per comprendere i fondamenti del ritorno in auge del vinile: come si fa a spendere 40 euro per lo stesso contenuto, per di più scomodo, che si trova in Spotify a 9 euro al mese? Chissà quante volte il teenager di turno si è posto questa domanda osservando il quarantenne acquistare The Dark Side of the Moon in doppio vinile. Eppure gli LP esistono, ci sono e fanno numeri non trascurabili in ogni parte del mondo: le grosse catene come Media World, Trony o La Feltrinelli hanno tutte un’area dedicata agli LP e i pochissimi negozi di dischi sopravvissuti alla musica liquida hanno deciso di dedicare ai cari e vecchi dischi un bel po’ di spazio, nella speranza di tornare ai fasti del passato.

Ovviamente i dati di mercato ci dicono che il vinile non sarà più quello di una volta, ma questo è scontato: stiamo parlando di un 4% del mercato discografico italiano (che comprende supporti fisici e digital download) ma con percentuali di crescita costanti e un’attenzione crescente da parte di appassionati e operatori. A novembre 2015 il vinile ha fatto registrare solo in Italia un notevole +74%rispetto allo scorso anno e non ci stupiremo se raggiungesse in qualche anno il 10% del mercato. In altre parti del mondo la situazione è analoga o migliore: negli USA, mercato che genera numeri ben superiori ai nostri, il vinile è al 9% delle vendite totali di supporti fisici. Difficile confrontarlo al nostro 4% che comprende anche i download, ma i dati sono quanto meno paragonabili: Nielsen ha appena fatto uscire il suo rapporto annuale, dove a fronte di una crescita dello streaming del 93% rispetto allo scorso anno (non c’è dubbio che la musica del presente e del futuro sia quella, con 317 miliardi di canzoni ascoltate), il vinile ha fatto un +30% e, come dichiara la stessa Nielsen, stayed strong (è rimasto forte) durante l’anno con 12 milioni di album venduti. Il rock è l’assoluto dominatore con il 68% di tutte le vendite di LP, e chi ne ha giovato di più sono i piccoli negozi di dischi indipendenti che hanno ottenuto il 45% di tutte le vendite.Il vinile secondo i dati FIMI mostra un forte trend positivo con quasi 10 milioni di ricavi, una crescita del 52% e una quota di mercato che in tre anni è passata dal 3 al 6%.

Maggiori Informazioni su  >> www.fimi.it

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