Almeno una volta nella Vita. La Tragedia


Dovete farlo.  Se non lo avete mai fatto. Fatelo adesso. Comprate i biglietti per assistere alle tragedie greche al Teatro Greco di Siracusa. E’ il momento, è la stagione dei versi, delle possibilità, dei lamenti, dei pianti, dei tramonti infuocati sulla pietra bianca. Chi ama il teatro non può mancare. E’ la genesi, l’origine di tutte le rappresentazioni. Sono gli uomini che si raccontano, che si piangono, che ridono, che vivono. Eschilo, Euripide, Sofocle, Aristofane avevano capito e raccontato tutto ciò che può succedere nella vita di un uomo, di un re, di un paese.  L’amore, la passione, la morte, la paura e il tradimento, è l’umanità che ripete i propri errori immemore e fino alla fine del tempo. Anche quest’anno si ripete lo straordinario spettacolo delle Tragedie al Teatro Greco di Siracusa,  agli spettatori di oggi tra un coro e l’altro,  mentre sbirciano lo smartphone,  è dato di vivere la stessa meravigliosa esperienza degli spettatori che oltre 2500 anni fa sedevano sui gradoni del teatro mentre tramontava il sole. Sublime poesia della continuità e della tradizione.  

Sono tre le tragedie che si alternano nella stagione 2017 curate dell’INDA Istituto Nazionale Dramma Antico,  la fondazione che da 100 anni cura e mette in scena il prezioso patrimonio.

Sette contro Tebe di Eschilo.  La lotta di potere per regnare su Tebe tra i fratelli Eteocle e Polinice.  La regia di Marco Baliani  trasforma Tebe in una moderna Aleppo, con una lotta fratricida inutile e insensata.

Fenicie. Il dolore di Giocasta madre di Eteocle e Polinice, Tiresia l’indovino e un gruppo di donne Fenicie che assistono alla fine dei due fratelli. La tragedia di una madre impotente, ma anche il dramma dell’immigrazione e dello spaesamento nella regia di Valerio Binasco.

Rane. La discesa del Dio Dionisio nell’oltretomba e la controversia tra Eschilo ed Euripide. Lo spettacolo, diretto da Giorgio Barberio Corsetti, debutterà il 29 giugno e i comici  Ficarra e Picone saranno Dionisio e il servo Santia che vanno a cercare Euripide per salvare la tragedia.

Il ciclo di rappresentazioni classiche a Siracusa ha l’anima forgiata dalle parole dei grandi tragediografi del passato e i volti, la voce e i gesti di artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia, non solo del teatro. Al Teatro Greco si sono esibiti personaggi come Annibale Ninchi, Elena Zareschi, Vittorio Gassman, Valeria Moriconi, Salvo Randone, Glauco Mauri, Elisabetta Pozzi, Lucilla Morlacchi, Giorgio Albertazzi, Ugo Pagliai e Piera Degli Esposti. E ancora le direzioni di registi del calibro di Irene Papas, Krzysztof Zanussi, Mario Martone, Orazio Costa, Antonio Calenda, Luca Ronconi, Peter Stein. A lavorare sulle parole dei grandi tragediografi con traduzioni o vere e proprie riscritture sono invece stati studiosi e artisti come Pier Paolo Pasolini, Edoardo Sanguineti, Salvatore Quasimodo, Vincenzo Consolo, Dario Del Corno, Guido Paduano, Maria Grazia Ciani, Umberto Albini e Giovanni Cerri.

 

Teatro Greco Siracusa

Fino al 9 luglio

http://www.indafonfazione.org

 

“Il termine greco trago(i)día τραγῳδία deriverebbe dall’unione delle radici di “capro” (τράγος / trágos) e “cantare” (ᾄδω / á(i)dô) e significherebbe dunque «canto dei capri», in riferimento al coro dei satir, o “canto per il capro”. Nella prima accezione del termine dunque i capri sarebbero gli attori mascherati da capri, mentre nella seconda l’animale (sia esso capretto o agnello) sarebbe da intendersi come primizia da offrire, come bene del quale l’uomo si priva in un momento sacro (sia che esso venga offerto al dio stesso come vittima sacrificale, e si ricordi che il capretto è animale sacro a Dioniso, sia che esso sia premio consegnato al vincitore dell’agone tragico che si svolgeva durante le feste in onore di Dioniso)

Quello che è possibile affermare con certezza è che la radice trag- (τραγ-), anche prima di riferirsi al dramma tragico, fu utilizzata per significare l’essere “simile ad un capro”, ma anche la selvatichezza, la libidine, il piacere del cibo, in una serie di parole derivate che gravitano intorno alla «zona» linguistica del rito dionisiaco”

Anna Chisari

 


 

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