Le ricette di Bernard Iachella.


Comincia oggi questa nuova rubrica di rAbDo “Le ricette di Bernard Iachella”, ogni sabato assaggerete le specialità di Bernard. Le “recettes” in italiano (sapientemente tradotte dal nostro Massimo Scotti) e francese sono minuscoli racconti di incontri ravvicinati tra il cibo e un uomo, dove seduzione, violenza, languori, appetiti si combinano con gli odori, gli aromi e i sapori di pietanze sopraffine. Le ricette di Bernard sono una visione, un senso, un brivido. Leggete e cucinate con il nostro francese è un ‘esperienza sensuale e per veri intenditori.

Alla diavola

La staccai dal gancio. Teneva la testa bassa fin dal giorno prima. Neanche più una mossa. Inforcando gli occhiali per osservare meglio la grana della sua pelle, non scoprivo alcuna traccia di lesione dovuta alla sofferenza che precede la morte. Non sapevo niente di lei, delle sue abitudini o dei suoi desideri. Quella fine assomigliava tanto a un’altra. L’anonimato della sua vita senza tempeste e senza cieli blu si estendeva nelle ore che seguivano il momento in cui era stata sgozzata. La carne indolente, che le mie dita esploravano, mi dava un brivido. Qualcosa di bianco, di lievemente latteo, nel cavo delle mie mani, quasi una dichiarazione d’amore. Riversa all’indietro, la testa, sul collo senza vita, si abbandonava alla mia immaginazione. La declinavo seguendo i miei più intimi desideri, il suo orifizio di espressione orale all’altezza del mio ventre, anche un po’ più in basso. I suoi occhi erano vuoti. Introducevo il mio dito più grosso nelle viscere del suo corpo, meno per voglia che per curiosità. Questa penetrazione, no, non era ingenua. On a vu souvent réjaillir le feu d’un ancien volcan qu’on croyait trop vieux…Nessuna bruciatura, nessuna emanazione poteva alterare la sensibilità tattile delle mie falangi. Solo un vago tepore, come una illusione di vita per sempre svanita. Armato di un lungo coltello da macellaio, aprivo la parte superiore del suo corpo, dalle prime costole alla base del collo. Strappati con un gesto secco il fegato e il cuore, la rivoltai e appoggiai tutto il mio peso sul suo corpo inerte per aprirle al massimo i fianchi. Uno scricchiolìo, poi un altro, più espressivo ancora, mi dimostrarono l’efficacia della mia morbosa operazione. La bestia era pronta: una superba pollastra ruspante. La brace era incandescente di voglia all’idea di arrostire i recessi più intimi di quella pelle profumata di sale di Guérande, con qualche spruzzata d’olio d’oliva e una neve leggera di pepe, macinato con tocco lieve… l’olio doveva esser vergine, sì, ma non troppo, per evitare i fumi che potevano guastare il gusto delicato della carne.

Per la cottura, non esitate a rivoltare l’animale

 

A la diable

Je la décrochais du crochet.
Elle avait la tête en bas depuis la veille. Plus un mouvement.
En replaçant mes lunettes pour observer au plus près le grain de sa peau, je ne décelais
aucune trace de lésion due au stress précédant la mort.
Je ne savais rien d’elle, de ses habitudes et de ses envies.
Cette fin ressemblait tellement à une autre.
L’anonymat de sa vie sans orage, sans ciel bleu se prolongeait dans
les heures qui suivaient son égorgement. La chair indolente, que mes doigts parcouraient, me faisait frissonner.
Quelque chose de blanc, de légèrement laiteux au creux de mes mains, presque une déclaration d’amour.
Couchée sur le dos, sa tête, au bout de son cou sans vie, allait au gré de mon imagination. Je l’articulais suivant mes plus intimes désirs, son orifice d’expression orale à hauteur de mon ventre, légèrement plus bas même. Ses yeux étaient vides.
J’introduisais mon majeur à l’intérieur de son corps, plus par curiosité que par envie. Cette ultime pénétration n’était pas naïve.
“On a vu souvent rejaillir le feu d’un ancien volcan qu’on croyait trop vieux…”
Aucune brûlure ou émanation pouvant altérer la sensibilité tactile de mes dernières phalanges. Juste une légère tiédeur, comme une illusion de vie à jamais enfuie.
Armé d’un large couteau de boucherie, j’ouvrais la face avant de son corps en partant des premières côtes jusqu’à la base du cou.
Le foie et le cœur arrachés d’un geste sec, je la retournais à nouveau et appuyais de tout mon poids sur son corps inerte afin d’écarter au maximum les flancs.
Un craquement, puis un second plus expressif me renseignèrent sur l’efficacité de ma morbide opération.
La bête était prête, une superbe poularde fermière.
La braise rougeoyait d’envie à l’idée de rôtir les recoins les plus intimes de cette peau parfumée de sel de Guérande, de quelques tours de moulin à poivre et d’huile d’olive… vierge, mais pas trop, afin d’éviter les fumées gâchant le goût délicat de la viande.
Pour la cuisson, il ne faut pas hésiter à retourner plusieurs fois l’animal…

Bernard Iachella

(trad. Massimo Scotti)

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