Le mille voci della TV 70


Entro con tante aspettative, tutte tradite! Non era immaginabile, non era prevedibile, non era attesa. La mostra di Vezzoli, con un percorso imposto, preciso, voluto, si apre nell’ala Nord con un’opera d’arte di Mario Schifano, Paesaggio TV, del 1970, e in sottofondo il suono di alcuni documentari d’epoca sull’arte (tra gli altri Renato Guttuso, Alberto Burri, Emilio Vedova, Giorgio De Chirico, Eugenio carmi) e gli episodi di opere teatrali per la Tv (Casa di bambola, Don Chisciotte della Mancia). I programmi si sovrappongono, proiettati vicinissimi uno all’altro su teli semitrasparenti, perché non devono necessariamente essere guardati per intero, piuttosto percepiti, avvertiti, intercettati. Sono quasi un brusio di fondo, il sonoro che è rumore di televisione e che mi accompagna per l’intera visita.

TV70 è una mostra spiazzante, mai banale nonostante sia composta da materiale di archivio (Teche RAI) visto, rivisto, conosciuto, sperimentato, vissuto in prima persona o sentito nell’eco della memoria collettiva.

Si intrecciano video di trasmissioni celebri, telegiornali d’epoca su eventi di cronaca che ben conosciamo, opere d’arte del periodo influenzate dalla televisione o che di questa hanno parlato e hanno analizzato, il tutto allestito in una scenografia quasi archetipica (ideata da M/M Paris, Mathias Augustyniak e Michael Amzalag) con variazioni immersive che richiamano l’epoca senza riprodurla.

Nel primo piano del Podium le voci dei tanti notiziari – l’uccisione di Pasolini, l’attentato a Montanelli, l’omicidio di Walter Tobagi, la bomba alla stazione di Bologna – compongono un coro nazionale racchiuso in un ambiente tutto nero che mi evoca il monolite di 2001 Odissea nello spazio, o gli interni retro-futuristici della serie tv di fantascienza Spazio 1999.

Al piano terra, sorrido e mi arrabbio, seduta sulle sinuose panche rosse dove sono esposte le sculture di Carla Accardi e su una parete rivestita di tende si proiettano le immagini di donne in lotta – per l’aborto, il divorzio, per la parità, contro la violenza – con un’energia palpabile che forse è andata perduta. E ancora mi incanto, nell’edificio Sud, all’improvvisa apparizione di Mina insieme alla Carrà e alle sorelle Kessner nel mitico programma varietà Milleluci o dei folletti, menestrelli, diavoli, sacerdotesse pagane seminude e affascinanti streghe nell’innovativo concept-show Stryx.

L’insieme è quasi disturbante, non coincide con un facile amarcord già proposto (anche in tv), non ripercorre linearmente quel decennio, non è un ritratto sociale dell’Italia dell’epoca e neanche un archivio storico. Spettacoli leggeri accanto a documentari di approfondimento e a programmi sperimentali in un contesto sociale e politico radicalizzato e violento mostrano l’audacia e la creatività degli anni Settanta.

Lo sguardo è quello dell’artista – non a caso il titolo è TV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI – che ha fatto della mostra stessa l’Opera; un unicum composto da pezzetti di un’era televisiva mitica che ha plasmato la nostra società.

Nella scelta degli artisti, nell’allestimento, fino alla Trilogia della RAI, found footage finale proiettato nel cinema, Vezzoli rende personale omaggio a un decennio strano, scomposto, violento e innovativo, dove Ermanno Olmi, Bernardo Bertolucci e Pier Paolo Pasolini convivono con Amanda Lear, Cicciolina, Grace Jones e Barbara d’Urso.

 

Diletta Toniolo

 

TV70: Francesco Vezzoli guarda la RAI

9 maggio – 24 settembre 2017

 

Fondazione Prada

Largo Isarco, 2
20139 Milano
t +39 02 5666 2611
info@fondazioneprada.org

www.fondazioneprada.org

 

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