I libri pubblicati dai LETTORI!


La Sharing economy entra in libreria e il crowdfounding diventa libro. Una start-up tutta italiana fatta da 7 giovani appassionati di libri e lettura, che scommette su uno dei mercati (classici) più in crisi dell’economia di mercato: l’editoria. Ho cercato di capire come funziona e ho posto loro i miei dubbi. Qui di fianco l’intervista. Ancora una volta, forse, sono le piccole idee che salvano il mondo.

Chi siete?
Siamo lettori appassionati e seriali. La lettura è il comune denominatore di una squadra con competenze e curriculum molto eterogenei: si va da editor professionisti a programmatori.

Quanti siete?
In redazione 7 persone. E una rete di 15 professionisti esterni.

Cosa facevate prima?
Tomaso Greco, uno dei co-fondatori, insegnava all’Università Sociologia del Diritto. Emanuela Furiosi, l’altra co-fondatrice, faceva l’avvocato (cosa che continua a fare).
Molti di noi lavoravano in altre case editrici, qualcun altro ha esperienze lavorative in altre start up. Come dicevamo… curriculum tra di loro molto diversi.

Come e quando avete pensato a bookabook? idea geniale al bar? o mesi di studio?
Mesi di lavoro. Tomaso stava studiando il fenomeno del crowdfunding oltre oceano. Erano gli anni dei grandi progetti sulle piattaforme internazionali, dal film di Spike Lee agli smartwatch passando per nuovi veicoli. Un modo nuovo di pensare i progetti e di creare comunità. Ed erano, purtroppo, anche gli anni della crisi nel settore editoriale. E allora ci siamo chiesti, perché non applicare il crowdfunding alla nostra grande passione, il libro?

Che cos’è?
Bookabook è una casa editrice dove sono i lettori ad avere l’ultima parola su cosa verrà pubblicato. I manoscritti, infatti, superano un doppio processo di valutazione: qualitativa, da parte degli editor interni, e di interesse da parte del pubblico. I libri così scelti vengono trasformati in un prodotto editoriale completo attraverso editing, revisione e progetto grafico. E portati sul mercato con la distribuzione e la promozione di Messaggerie.

Perchè?
Negli ultimi 30 anni è cambiato il modo in cui ascoltiamo musica e guardiamo i film. Invece il lettore è rimasto sempre un consumatore. Un consumatore critico, informato, splendido. Ma pur sempre un consumatore. Abbiamo voluto portare il lettore al centro del processo creativo e decisionale che porta alla nascita di un libro.

Non è troppo potere al “popolo”?
Il filtro qualitativo fatto da professionisti garantisce la qualità delle proposte, i lettori scelgono sulla base di quello che sarebbero interessati a leggere. In ogni casa editrice si fanno almeno due valutazioni prima di decidere se pubblicare un libro: una qualitativa e una di commerciabilità. La seconda punta a indovinare il potenziale gradimento da parte dei lettori. E molto spesso, nel dubbio, si cestinano proposte di esordienti di grande qualità. Si fa sempre l’esempio di Harry Potter, ma in realtà la storia dell’editoria italiana è ricca di esempi di titoli validissimi, rifiutati solo perché l’autore non ha un nome. E allora, perché non lasciare l’ultima parola ai lettori?

E gli editor che fine fanno?
Fanno le stesse cose che fanno nelle case editrici tradizionali: selezione, editing, revisione. Con una differenza importante. Su bookabook i lettori seguono passo passo la trasformazione del manoscritto nel prodotto editoriale. Così possono apprezzare il lavoro degli editor, capirlo, vedere le differenze tra “prima e dopo”.

La sharing economy è la fine della grande imprenditoria? Ne è l’evoluzione? O è la mostruosità del capitalismo che si polverizza ma mantiene la stessa natura?
Si è molto parlato della sharing economy. Esistono definizioni tra di loro molto diverse. Noi siamo a favore della sharing economy quando valorizza il lavoro, non quando lo distrugge. Quando crea posti di lavoro e, allo stesso tempo, nuove e più inclusive esperienze. Ci sono anche storture e abusi, che sono quelle che leggiamo sui giornali. Ecco, noi adoperiamo i servizi di chi rispetta il lavoro, il tempo e la vita delle persone. Crediamo che sia una scelta di responsabilità, anche se non sempre è economica.

Ci sono tanti talenti letterari? O è difficile trovarne uno?
Ci sono, come in passato. Per trovarli bisogna leggere le proposte che arrivano, cosa che non tutte le case editrici vogliono o possono fare. Noi ci siamo impegnati a leggere almeno un estratto di ogni manoscritto che ci viene indirizzato, riservando la lettura integrale ai manoscritti che ci convincono di più.
E poi il talento va coltivato. Un libro con un buon potenziale senza il giusto lavoro di editing rischia di trasformarsi in un prodotto mediocre. È il principale difetto del self-publishing. Quasi nessuno legge libri autopubblicati, almeno in Italia. Ma non è vero che non ci siano buone idee tra i libri in self. È vero invece che sono presentate male, senza un’attività professionale alle spalle e, anche nelle rare occasioni nelle quali un editor ha lavorato sul testo, l’editor è stato scelto dall’autore, che difficilmente ha il background professionale per scegliere una figura adeguata.

bookabook – ora sei tu a voltare pagina
www.bookabook.it

Anna Chisari

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