I racconti delle scale – 55 mq


Aiutatemi. In questa casa non si respira. In questa casa non ci si muove. Io non riesco a camminare. Ho imparato a fatica a farlo, con il mio enorme girello verde e giallo, non riuscivo a passare tra le cose. Muri di salotti, trincee di pianoforti, gabbie senza uccelli, pappagalli impagliati, manichini con le paillette, sedie in ferro battuto, vasi con fiori finti e palle da discoteca impedivano il mio naturale muovermi. Certe volte qualcuno mi portava in cortile con il girello e i giochi, io mi inebriavo di libertà e di azzurro. I fiori e le piante erano felici e i gatti in cortile correvano senza inciampi. Non ascoltavo nessuno. Gli altri grandi che mi chiamavano e mi sollecitavano non erano di mio interesse. Io volevo solo correre e camminare. La mia casa non ha finestre, le ha, ma si affacciano alcune sull’androne, alcune su uno spazio polveroso pieno di biciclette e scatoloni. A casa mia non c’è mai luce, dietro le finestre crescono piante esili e anemiche. Mia mamma ha i capelli rosa ed è sempre nuda, mi vuole molto bene e gioca spesso con me. Non fa niente tutto il giorno, attaccata al cellullare si scatta delle foto e le posta su Instagram, ogni giorno accende lo stereo e ascolta ad altissimo volume canzoni che canta a squarciagola e che balla facendosi largo tra le poltrone leopardate e i puff a forma di cuore e di labbra. Se non balla o gioca con me resta sdraiata davanti al grande televisore sul letto della camera da letto, che la nonna ha ceduto alla mamma e al papà quando sono nato io. Hanno incastrato la mia culletta tra il lettone con grandi cuscini argento e l’armadio rococò decorato con enormi fiori azzurri. Mio padre ha tanti capelli ricci che mi piace tirare quando mi prende in braccio. Certe volte c’è, certe volte non c’è! Alcune volte mi prepara la pappa e mi imbocca.

Certe volte mio padre urla forte contro mia madre, mia madre piange, mio padre urla ancora più forte, tira i capelli alla mamma, la schiaffeggia e la trascina per terra. Mia nonna grida lascia stare la mia bambina, i due cani Ameliè e Lupo abbaiano e abbaiano e rincorrono i gatti Aladino e Tosca che saltano dai divani al tavolo, dallo sgabello a forma di pagliaccio al piano della cucina. Poi mio padre esce sbattendo la porta di casa, sfonda il portone del palazzo che fa tremare le finestre e i gingilli di tutte le case. Mentre mia madre continua a piangere tra le braccia di mia nonna. Mia nonna è bionda mi dà tanti bacetti sul viso e mi guarda entusiasta dietro le lenti degli occhiali. Quando non c’è, la mamma dice che la nonna è al lavoro. Quando è a casa la nonna fuma, beve e cucina, decora vestiti con gli strass, aggiunge volant ai copri poltrona, colora di arancione la sua stanza minuscola alle cui pareti ci sono foto, bambole di pezza, ventagli giapponesi, maschere africane, nacchere spagnole, kimoni ricamati il tutto sovrastato da un grande televisore, che la nonna guarda tutte le volte che può. La mamma e la nonna vivono l’una dentro la pancia dell’altra. La nonna e la mamma non si sono mai staccate, da quando mia mamma è nata è sempre stata con la nonna, anche quando il nonno se ne è andato la nonna non ha avuto dubbi mia figlia viene con me. La nonna e la mamma certe volte si dicono cose molto brutte, ma poi si abbracciano e si sorridono. Si provano i vestiti, si acconciano i capelli. Alla nonna piace il color oro, ha tanti abiti aderenti e scollati, la nonna e la mamma si scambiano i vestiti e i cappelli. Le rare volte che usciamo, io sul passeggino la mamma che spinge e la nonna di fianco, si truccano gli occhi color bronzo, le labbra rosso fuoco, si vestono come se dovessero andare ad un ballo, si preparano come se dovesse riceverci la regina. La nonna ogni giorno dice che andrà ad abitare in un’altra casa, che vuole lasciare liberi di vivere la loro vita la mamma e il papà, ma poi, per fortuna non va mai via. A me piace la nonna, anche se ultimamente sta sempre male, di notte sono venuti dei dottori e l’hanno portata in ospedale, tremava sul letto e sussurrava non riesco a respirare. La mamma le accarezzava i capelli e diceva andrà tutto bene vedrai.  L’ultima volta che nonna è stata male ho approfittato della confusione sono uscito sulle scale, le ho fatte di corsa, il cortile era bagnato, i miei piccoli piedi nudi hanno cominciato a correre, ho corso nella notte mentre pioveva, mentre le luci erano spente, mentre tutti gli altri dormivano, mentre il palazzo russava ignaro della mia corsa.

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