I racconti delle scale – 97 mq


97 mq

Adesso abitiamo a Milano. Grazia e Jerry hanno preso in affitto questo bell’appartamento. Grazia e Jerry sono due geologi. Hanno girato il mondo seguendo il loro lavoro e ora siamo approdati in questa città. Salone con cucina a vista, tre camere da letto, uno studio per Grazia che fa smart working, due bagni e un terrazzo, la casa è arredata e corredata c’è tutto quello che serve. È tutto nuovo, alcuni mobili erano ancora imballati. Tutto Ikea ma l’insieme è bello e confortevole. Siamo arrivati con le nostre valigie dopo aver vissuto due anni a Delft in Olanda. Mi piaceva molto vivere lì, c’erano tante cose da fare, avevo fatto tante amicizie e le persone non erano affatto razziste. Non si stupivano della mia pelle nerissima, delle treccine dei miei capelli, del mio inglese impastato, ma Anna e Scarlett non erano contente di starci, c’era troppo freddo e poco sole per loro. Anna e Scarlett sono le figlie di Grazia e Jerry, hanno undici e sette anni. E io sono il loro fratellone nero, come dicono loro.

Mi chiamo Adisa ho 20 anni e arrivo dal Gambia. Sono arrivato a Lampedusa su un barcone quando avevo 14 anni, eravamo partiti dalla Libia, dopo aver attraversato a piedi, con gli autobus e qualunque passaggio da chiunque fosse disposto a darcelo, il Senegal, il Mali, l’Algeria e parte della Libia. Da Serekunda eravamo partiti in dieci, mio padre e mia madre per pagare il mio viaggio avevano venduto tutto quello che era possibile vendere e i miei quattro fratelli, due più grandi di me e due più piccoli avevano fatto mille lavori per racimolare qualche soldo in più, da tenere nascosto nel taschino che mia madre aveva cucito dentro le mutande. Nella conta ero stato scelto io perché ero il più sano, il più bello, quello che aveva imparato meglio l’inglese a scuola. Quando l’ho lasciato il mio paese era un cumulo di macerie e disperazione. I miei genitori mi hanno fatto emigrare per dare una possibilità a tutta la famiglia. A Lampedusa siamo arrivati senza troppi problemi, eravamo strettissimi nella vecchia barca che ci ha trasportato in Italia, pisciavamo e cagavamo dentro e alla fine eravamo tutti pisciati e cagati e la puzza era insopportabile. Sono rimasto sei mesi nel centro di accoglienza di Mineo, un vero inferno, dove le violenze e gli stupri tra immigrati erano una regola, tutti venivamo picchiati da quelli arrivati prima che si autoproclamavano capetti e per non pestarti pretendevano soldi, telefonini o la misera razione di cibo giornaliera.

Dopo mi hanno trasferito a Palau in Sardegna, un vecchio albergo non funzionante adibito a centro d’accoglienza. Il posto era bellissimo, c’era il mare, le spiagge lunghe e il vento fortissimo che piega gli ulivi, ma la gente del luogo ci guardava malissimo, erano tutti spaventati dai negri che incontravano per le strade e in paese. Un giorno è arrivata una volontaria, parlava l’inglese, era gentile e aveva gli occhi buoni. Si occupava di noi, dei nostri documenti, ci cercava lavoro, e ce lo offriva da fare nel suo stazzo. Alla festa di compleanno di Anna ho cucinato gambiano e ho cantato e ballato per gli invitati. Mi sono fermato anche la notte e per tutto il tempo abbiamo parlato sotto la grande quercia, io Grazia e Jerry. È stato bello, mi sono sentito accolto, capito, voluto bene.

Grazia e Jerry mi hanno aperto la loro casa, mi hanno messo a disposizione ciò che avevano, al mattino hanno comunicato alle bambine che io avrei vissuto con loro. Anna e Scarlett mi sono saltate addosso erano felici di accogliermi nella loro casa antica e con i muri spessi, hanno telefonato ai nonni per avvertirli che adesso avevano anche un fratello. Abbiamo cominciato le pratiche dell’affido e del permesso di soggiorno. È stato difficile ma Grazia e Jerry non si sono spaventati, sono andati avanti. Siamo rimasti in Sardegna, terra d’origine di Grazia, Jerry è irlandese, per due anni. Poi Grazia ha deciso che tutti noi avevamo bisogno di città per crescere e siamo partiti per Delft, ma in Olanda Scarlett piangeva sempre e sognava la Sardegna. Dopo un lungo consiglio di famiglia abbiamo scelto Milano che è una città, ma soprattutto è ad un’ora e mezzo d’aereo dallo stazzo in mezzo al verde. Io studio e gioco al calcio, mi alleno tutti i giorni e il mio coach dice che sono un ottimo portiere. Le bambine sono contente, hanno già fatto amicizia e nella loro stanzetta hanno attaccato le foto del mare, della spiaggia di rena di Matteu, delle dune e dei kite che volteggiano nel cielo turchese della Gallura. Dopo tante fatiche ho ottenuto il permesso di soggiorno.

La mia nuova vita mi piace, era quello che desideravo, era quello che voleva la mia grande famiglia africana. Sono stato molto fortunato a incontrare Grazia e Jerry. Certe volte, però, sono confuso, l’Africa, l’Europa. Non so bene chi sono, non so bene cosa vorrò essere. Sono uno del Mali? un milanese? un sardo?

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