Una tranquilla estate d’ansia


Non siamo cambiati e il virus non ci ha reso migliori. Le anime pure che si aspettavano mondi nuovi dopo la pandemia hanno dovuto ricredersi e rintanarsi nei loro circoli di pensatori positivi e privilegiati. I quasi 60 giorni di reclusione forzata e le fiamme della malattia che ha incendiato il mondo non ci hanno fatto cambiare visione, non ci siamo inventati altre prospettive. Aperte le gabbie del lockdown, archiviate le immagini strazianti dei camion militari che trasportavano i morti di Bergamo e provincia, dimenticati i cori e gli applausi a medici e infermieri, eroi a tempo determinato, il tempo della paura. Stanato il tenore Bocelli che dalla solitaria e silente piazza Duomo di Milano è saltato in braccio a Sgarbi, Salvini e ai negazionisti riuniti nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva. Abbraccio che ha prodotto parole pericolose e le solite scuse a chi soffre e l’accusa ai soliti giornalisti, che come sempre hanno travisato i concetti. Pubblicati gli elenchi dei politici che hanno intascato il bonus dei 600 euro con relativo sdegno e richiesta di dimissioni.

Noi italiani siamo andati in vacanza. Gli italici mari, monti, laghi, borghi dimenticati, pianure assolate, fiumi riottosi si sono riempiti dei vacanzieri con le birkenstock ai piedi e la voglia di fottersene di tutto il resto, di tutto ciò che è successo. Inutili gli appelli al senso civico, al rispetto della propria salute e di quella degli altri del Presidente della Repubblica, del presidente dei ministri e dei vari ministri impegnati nella battaglia contro il virus. Nessuno ha creduto più agli scienziati, i vari Galli, Burioni, Capua sono caduti dai loro momentanei empirei come stelle nella notte di San Lorenzo e in barba alle loro parole ce ne freghiamo dei contagi che salgono nelle Americhe e in quasi tutte le altre nazioni europee, della povertà e della disoccupazione che affama tutti i continenti, delle guerre intestine e immorali attorno ai vaccini, del clima impazzito e del caldo inusuale che sfianca la terra e scioglie i ghiacciai. Le immagini di spiagge strapiene di ombrelloni e unicorni gonfiabili, di chiringuiti affollati come fermate di metropolitane all’ora di punta, di centri storici gremiti come durante le feste paesane si alternano alle notizie dei nuovi focolai, dell’aumento dei contagi e delle quarantene previste per chi torna da paesi rischiosi. Irresponsabili, senza mascherine, senza usare le norme igieniche prescritte ognuno di noi si rifugia, tra un selfie e un tramonto infiammato, nel pensiero che non ci succederà, non ci contageremo, non capiterà a noi. Viviamo nel mito dell’aria aperta e del virus che non circola in estate. E mentre i nostri giovani ballano in feste e discoteche clandestine ammalandosi come non era successo nei mesi precedenti. Noi brindiamo con le nostre migliori bottiglie a Ferragosto in tranquillità e con ansia.

Anna Chisari

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