Di nuoto e filosofia


Tra una faccenda e l’altra, come sempre, ogni estate siamo investiti di cronaca nera e/o di cronaca sportiva d’alto livello e/o della privacy di persone note.

Questa è stata un’estate particolare: Federica Pellegrini ci ha stupiti in vasca e fuori. Con moderazione e forza. Pochi scommettevano sui di lei. Io sì. Forse in quanto sono una buona filosofa che si occupa, a tempo perso, di filosofia dello sport? Direi di no. Non risulto neanche tra gli innumerevoli fan o follower di Fede. Nell’organigramma del mondo attuale, a lei il suo compito, a me un altro.

E, in realtà, giudico spregevole chi si vanta pubblicamente del numero di propri fan e follower. Direi di lasciare il gioco agli atleti mediocri; l’intellettuale viceversa legge un buon libro.

A trent’anni che si fa? Si viaggia e ci si stende in spiaggia. No, non si vince l’ennesima medaglia d’oro sui duecento stile libero, nella totale consapevolezza che per vincere poi alle Olimpiadi la strada si attesterà in salita. E con in testa l’idea che al termine delle Olimpiadi, comunque vadano, si chiuderà la propria carriera.

E si chiuderà bene anche fuori dalla vasca, e dalle copertine di magazine sportivi di mezzo mondo. Si chiuderà, e il nome di Federica Pellegrini trionferà nel tempo; di altri atleti poco o nulla resterà nelle nostre menti.

Già cosa accade a Fede a 30 anni? So solo che nell’ambiente viene considerata un’anziana e, al contempo una sorta di dea. Mentre io da filosofa un enfant prodige con molti trofei nel filosofico, e ottime letture di classici (tra le prime, Virginia Woolf e Ingerborg Bachman). E poi parecchio al di fuori dell’intellettualismo: ovvero parecchio sport, benché il mare genovese risulti orrendamente sporco e le piscine affollate da famigliole sbraitanti. Non vi ero per nulla avvezza, specie in quanto il parco naturale di Portofino dovrebbe venir rispettato.

Federica si è sempre gestita a piacere – caso rarissimo nello sport professionistico ove tutto, proprio tutto gira attorno al vil denaro; il “ti compro” e il “ti vendo” avrei pensato che, perlomeno in Occidente, appartenesse a un brutale errore del passato: lo schiavismo. Chi lo ha detto? Date uno sguardo sul web a “mercati” e “mercattegiamenti”.  Per comprendere cosa oggi un atleta debba possedere per attestarsi tale. In ogni caso, a ogni vittoria gli/le somministrerei la lettura basilare de “La capanna dello zio Tom”, un preludio dell’abolizionismo.

Sulla filosofia dello sport si è lavorato e scritto molto in inglese (of course), decisamente poco in italiano (tre/quattro volumi?). In Italia le discipline umanistiche contano sempre meno, cosicché quando in classe chiedo (tanto per fare un esempio) all’inizio delle lezioni, al fine di familiarizzare: “Chi conosce Virginia Woolf e chi invece conosce Gianna Nannini?”: non ho mai scampo, su 20/30 in troppi rispondono a squarciagola “Gianna!” E perché non Patty Smith, o altre, dalla vita meno ricolma di compromessi? In vasca a Fede i compromessi non solo leciti, i compromessi fanno sorridere.

Se dovessi ergere monumento a qualcuno, oggi come oggi, sarebbe quello a Federica Pellegrini. Molteplici le ragioni. Ne menziono solo alcune: sa parlare un buon italiano (il che è raro tra le altre atlete del nostro paese), sa ragionare e calcolare bene (altrimenti non si spiegherebbero i suoi favolosi recuperi in vasca), sul suo Instagram non si trovano foto ridicole, mentre FB lo gestisce (o lo fa gestire) con una certa leggerezza, e del proprio privato non snocciola poi più di tanto: i suoi partner? Ok, e allora? Mi pare preferibile aver a portata di mano nomi e cognomi di coloro che dici di amare piuttosto che “affidarsi a” o arrendersi a gossip e paparazzi. Per di più, la mente di Fede non risulta affatto limitata, e di mente ce ne vuole parecchio per il nuoto professionistico di alto livello, nonché e soprattutto per quanto da lei ottenuto (un volume introduttivo alla filosofia della mente farebbe bene a fan e follower). E, poi, al fine di comprendere il know-how della Fede professionista, ovvero di un’atleta straordinaria, almeno un volume teoria della conoscenza aiuterebbe. Per di più, il nuoto non è uno sport di squadra. Alla fin fine, ti ritrovi, se non pratichi il dorso, ai blocchi di partenza e sola. Sul tema della solitudine il filosofo non ha che da sguazzare. E Fede in corsia, è sempre sola, a contatto col suo mente-corpo (classico tema della filosofia), ad avere a che fare per frazioni di secondo per ottenere il podio.

Fede è sola quando si getta in piscina, ed è forse per questo che ci ha espresso il suo timore del nuoto in mare aperto: chi lo avrebbe mai detto? No, Fede non è affatto bipolare: rimane solo (e ce lo trasmette) anche la donna che soffre di attacchi di panico.

Senza pensare poi al pressing mediatico che deve subire.

Fede non è una qualsiasi donna, né una qualsiasi atleta. Fede nuota ai massimi livelli mondiali, e, in fondo, attesta a ogni donna la possibilità di andare ben oltre la propria appartenenza di genere, o forse che lo rende fluido, o, ancora, lo frantuma. (Qui ci starebbe bene la lettura di un buon libro di filosofie femministe e gender studies)

Attivissima nel sociale (da non confondere coi social, preciso per evitare fraintendimenti, né da confondere con atleti e atlete che corrono sul luogo ogni qual volta si verifica una disgrazia in Italia), Fede è, tra l’altro testimonial di Admo (https://admo.it/), il che significa non solo il “metterci la faccia” ma pure poter essere nel caso una donatrice di midollo osseo. Fede risulta pure ambasciatrice di progetti che coinvolgono tematiche legate ai disturbi alimentari. E nel sociale Fede si adopera per molto altro. Trovate tutto in rete – inutile elencare ogni suo impegno qui: ci porterebbe “via” almeno una pagina. Mi vorrei ora attendere (benché non sappia se appropriato per Fede), il noto riposo e la malinconia dell’eroe dopo la vittoria.

Reputo davvero ignobili (esistono ancora?) le atlete, nell’arco dell’estate, che ragionano in termini di denari, dell’auto elitaria da acquistare, del (far) postare ogni foto che riguardi loro, o dell’ultimo partner conquistato, e via dicendo. Esistono più che mai e risultano in fase crescente e indecente, atlete disposte a tutto, cose fatte del tutto antietiche, il che viene biasimato dalla filosofia dello sport. Esistono ancora “fanciulle” felici di essere preda di ogni gioco del loro ingaggio e cadono in contraddizione: un giorno dichiarano di essere felici di andare a giocare nella squadra X e il giorno successivo di essere felici di andare a giocare per la squadra Y. Una dichiarazione di Fede che mi ha sempre coinvolta: “Se io dico H scrivono Z. Che senso ha? Tutti vogliono una dichiarazione perché sono parte in causa come ex fidanzata”. E qui Fede fa entrare in campo/acqua la filosofia della comunicazione e quella dell’amore.

Già dimenticavo della sottoscritta. Pur avendo praticato diversi sport (basket, pallavolo, sci, vela, nuoto – il mio sintetico medagliere l’ho ricomposto da poco), questo è il tempo in cui mi vengono richiesti innumerevoli consigli, come se fossi onnisciente.

Mi viene sempre più spesso domandato cosa decidere per il loro figlio/a. Che rispondere? Filosofia o sport, ovvero cultura o denari? Io, of course, parteggio per la cultura: se riesci a diventare professore ordinario, al pari mio (cosa che non è affatto semplice), il tuo stipendio risulta ben inferiore a quello dell’atleta, però godi di un’ineguagliabile libertà e risulti presentabile a tutti/e, anzi in molti/e ti cercano, e possono capitarti incontri straordinari. Es. ti trovi in segreteria al King’s College London e uno tra i migliori filosofi al mondo, mai incontrato prima, ti saluta, specificando il nome e cognome e apprezzando il tuo ultimo volume scritto in inglese.

I genitori sono ormai spesso travolgentemente insistenti: lei (io) non è una nerd? Ma va là! Se opti per sport, deve essere che lo spirito berlusconiano ti ha contagiato, e i denari rimangono il tuo primo obiettivo – questa è la scelta compiuta spesso da strati bassi della società. No problem, scegli lo sport che ti piace o decidi quello per cui sei più propenso, ma con la testa sul collo, ovvero la quasi totale improbabilità di conseguire il palmarès di Fede, ovvero che non verrai accolto volentieri negli ambienti intellettuali, ove anzi verrai denigrato per la tua conoscenza infantile del mondo a te esterno, e forse pure di te stesso/a. Di conoscenza poco saprai. E immagino che non saprai con che affermazione Aristotele apra il primo libro della Metafisica: “Non sei un essere umano, se non aspiri alla conoscenza”. Bene ora vado a farmi tre miglia (nautiche) a stile libero in mare. Con Fede nella testa.

 

Nicla Vassallo

www.niclavassallo.net

 

Thanks to SportMediaset, LaPresse, Marco Alpozzi

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