GOT. Non essere all’altezza di se stessi!


Ci sono serie TV che hanno fatto la nostra storia e il nostro immaginario. Indimenticabili perché erano le prime, chi può dimenticare “Happy Days” il telefilm, allora si chiamavano così, che si intrufolava nella vita di una famiglia americana, con l’indimenticabile amico Fonzie e i problemi quotidiani degli adolescenti di allora. Attraenti come “Dancing Days”, perché interpretate da donne bellissime e con storie avvincenti, da far chiudere i negozi e qualsiasi tipo di attività per l’ultima puntata. E i Soprano che hanno mostrato la mafia americana con le fragilità di uomini qualsiasi che soffrono di attacchi di panico e hanno relazioni conflittuali con le mogli e le madri. L’elenco potrebbe essere lunghissimo e pieno di titoli e ognuno di noi serba frasi, modi di dire, tic dei personaggi delle serie tv preferiti.

 

Fino a quando non è arrivata la regina delle serie televisive “Games of Thrones” che ha sparagliato ogni regola, che ha sovvertito ogni ordine, che ha modificato tutto quello che si sussurrava e non si poteva dire, per 7 stagioni GOT ci ha raccontato attraverso un mondo immaginario il mondo reale di violenza, intrighi, potere, corruzione, follia, morbosità.  Tratta dal ciclo di romanzi “Cronache del ghiaccio e del fuoco” dello scrittore statunitense George R.R. Martin, la serie ha conquistato milioni e milioni di fan in tutto il mondo grazie alla forza del racconto, a personaggi epici e all’alternanza di elementi molto umani con altri magici e oscuri.  Ha reso credibile tutto: i draghi, la madre dei draghi, i bruti, la barriera, i metalupi e i non morti.

Abbiamo accettato ogni nefandezza, ogni cattiveria, ogni sopruso e persino che si potesse volare su un drago su e giù per il cielo come se si guidasse una Vespa 50. Una trama che nelle sette stagioni non si è arresa alla banalità, o alla ragionevolezza, ma che ha ucciso coloro che per un attimo, solo un attimo, erano diventati nostri beniamini e ha raccontato personaggi mai solo positivi, mai solo negativi. L’ultima stagione, a parte i primi due episodi, secondo me, belli e ricchissimi di tensioni narrative, si è arresa al lieto fine, è stata frettolosa e superficiale. Ha ucciso Danerys condannandola a un determinismo genetico che non meritava, ha fatto morire i due fratelli incestuosi, l’uno nelle braccia dell’altra, assicurando così l’eternità, ha regalato il Trono di Spade a Bran che niente ha fatto se non farsi trasportare da un capo all’altro di Westeros, blaterando semiverità che nessuno ha mai ascoltato veramente. “GOT” non è stato all’altezza di sè stesso, non è riuscito a finire come era iniziato. Epico, immorale, trasversale e umano. GOT si è spento  improvvisamente, ha perso impulso e potenza. Non ha rispettato i patti e si è perso. Non è stata all’altezza della gloria che gli era stata attribuita. Amen. Avanti un altro!

Anna Chisari

 

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