Il Futuro che non c’è


Greta Thunberg mi piace. Mi piace la sua faccia strana. Mi piace la sua determinazione. Mi piace il suo look assolutamente uncool. E sopratutto mi piace il suo #FridayforFuture e tutto quello che ne è seguito. Ha posto, oltre ai grandi problemi legati al cambiamenti climatici, il Futuro al centro dell’attenzione mondiale. Futuro totalmente non considerato nel nostro tempo che ha come parola d’ordine “instagram”. Futuro che ha come orizzonte violenti rigurgiti di passato. Futuro che ha “porti chiusi”, muri come confini, crisi economiche che spazzano via generazioni intere dalla produttività.

Il nostro è un futuro senza previsioni e senza sogni, perchè i sogni hanno bisogno di visioni, perchè i desideri sono idee, perchè la speranza dà possibilità. E il nostro mondo non dà possibilità. Se non a chi può desiderare e sperare per ricchezza, per censo, per sfacciattagine e per culo. Quindi grande rispetto per la giovane svedese che, ormai grazie all’assenza di idee dei “grandi”, è diventata una leader mondiale che incontra capi di stato e papi. Ma quanto dovremmo riflettere noi “grandi” che abbiamo divorato i sogni, i desideri e il futuro delle generazioni che arrivano fino a Greta, quanto dovremmo vergognarci noi “adulti” che abdicando alle nostre responsabilità abbiamo fatto eleggere leader incapaci, inconcludenti, pasticcioni e fasciti, quanto dovremmo essere responsabili noi che ci raccontiamo bugie sul perchè e sul percome le nostre menti si sono fermate, hanno smesso di evolversi, hanno continuato a produrre chiusure e circoli viziosi. E quanto è strano il nostro mondo di vecchi che non vogliono invecchiare e di bambini che devono crescere in fretta per costruire la difesa del loro mondo. E mentre Greta si prende carico delle sorti del nostro pianeta e Simone, il ragazzo di Roma che è stato l’unico a controbattere i militanti di Casa Pound, si prende sulle proprie esili spalle il coraggio di dire “qualcosa di sinistra” al posto dell’ esangue, silente e sparita sinistra italiana, tutti gli altri contiamo i like su fb  della foto, che abbiamo pubblicato piccini in braccio alla mamma o di quella di quando eravamo al liceo con i cappelli lunghi e i cappottoni maxi.

Anna Chisari

 

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