8 storie minime


8 storie minime, 8 sguardi personalissimi, 8 racconti privati per 8 studenti del Master IED in Visual arts for the digital age. Sono Flavia Azzi, Giorgio Bertinelli, Attilio Bovi, Beatrice Colombo, Giorgia Risso, Donato Tranquillino Minerva, Marta Valpiana e Zizhuo Zhang.

Take Me to the Places you know best è il titolo della bella mostra-progetto, curata dalla docente Kamilia Kard, che indaga gli spazi della memoria sfumandone i confini tra privato e collettivo. In mostra opere che indagano ricordi personali e installazioni che esaminano radici e tradizioni culturali delle comunità di origine. I progetti esposti utilizzano le più nuove tecnologie e le forme di comunicazione attuali, ma lo fanno per esprimere le peculiari visioni degli otto autori senza cadere nel facile entertainment. Una mostra durata un solo giorno (peccato) che ha seriamente parlato di contenuti!

Quattro asterisco, di Flavia Azzi, è un progetto online e azione-intervento urbano che riscrive l’ultima parte del poema di Allen Ginsberg, L’Urlo (1955-1956) – manifesto della beat generation – trasformando le parti di testo che una volta sarebbero state censurate per oscenità in campi bianchi compilabili. L’operazione partecipativa condotta da Flavia tra marzo e maggio 2018 a Milano ha portato all’affissione abusiva di 70 manifesti, trascrizioni del poema, liberi di essere compilati da chiunque ne avesse voglia dando ‘penna’ a nuove versioni del poema e a nuove voci di libera espressione. Il risultato ci interroga sull’annosa e ancora attuale questione della libertà di espressione.

La live performance audiovisiva di Giorgio Bertinelli Unveiling Displacement, ci porta ad Amatrice, sua terra di origine. Affrontando il tema della frattura e del terremoto, Giorgio compone una musica originale divisa in tre atti, che prendono il nome dalle tre fasi di shock provocate da un terremoto: Foreshock, Mainshock e Aftershock. L’artista manipola i dati sismici – magnitudo – del terremoto avvenuto nell’agosto 2016 per la generazione dell’audio e del video. Nella parte visiva, Giorgio deforma, glitcha e scompone l’immagine di Amatrice ripresa a piombo dall’occhio di Google Maps.

Attilio Bovi con il visual-essay Quickly Escape ci descrive il suo percorso spirituale e psicologico alla ricerca dell’armonia e della conoscenza di se stesso. Tale cammino per Attilio si compone di tre parti: Lo Stazzoil caos e la carne; l’Ascesa – armonia celeste; e il Fluire – riflettersi negli altri. Nella prima sezione del video, l’artista lavora sul concetto di decostruzione dell’individuo. Nella seconda fase abbina all’acqua una funzione di purificazione, un richiamo alla condizione fetale e al grembo materno. Nell’ultima parte l’essere umano, in stretta connessione psicologica e spirituale con il proprio io, riesce a riflettersi negli altri. Un video che descrive in maniera semplice e originale un’ipotetica ascesa verso la comprensione del proprio io.

Beatrice Colombo nel suo lavoro Libertà in movimento (kandy’s free) reinterpreta il quadro Bleu de ciel (1940) di Vasilij Kandinsky, dipinto a Parigi dove fu costretto a trasferirsi per sfuggire al nazismo. Nell’opera di Beatrice i micro-organismi dipinti da Kandinsky prendono vita muovendosi e fluttuando in uno spazio che va oltre i confini della tela. Il lavoro di Beatrice abbina la modellazione 3D e il video-mapping alla tradizionale pittura a olio creando un piacevole connubio tra presente e passato, tra tradizione artistica e nuove tecnologie.

Giorgia Risso con l’installazione e la performance Io sono Madeleine – esperienze vissute, ricostruisce la storia della bisnonna ricomponendo i pochi ricordi infantili che le rimangono con alcune tracce della vita della donna ritrovate di recente. L’installazione, che prende il titolo dal romanzo Du coté de chez Swann (1913) di Marcel Proust, è composta da fotografie dei primi del ‘900, proiezioni della ricostruzione della doppia narrazione “foto- dediche”, ricettari stampati su tela e vecchi monitor con immagini glitchate a rappresentare metaforicamente le distorsioni della memoria. Nella parte performativa – sia online che nello spazio espositivo – l’artista stessa si trasforma in un oggetto evocativo, la Madeleine, attraverso la riproposizione continua di piccoli gesti quotidiani che era solita fare la bisnonna.

Folclore e rituali i temi toccati da Donato Tranquillino Minerva con il suo lavoro Lycosa tarantula. L’artista di origini pugliesi ci descrive con un’installazione immersiva il fenomeno del tarantismo: una specie di malessere indotto dal morso di un ragno che, secondo le credenze popolari, colpiva principalmente le donne. La cura per questo rimedio era un rituale nel quale la ‘tarantata’ veniva fatta sdraiare su un lenzuolo bianco posto a terra e al centro della sala. Intorno a lei parenti, amici e conoscenti suonavano una musica particolare per far uscire il ‘demone’ dal corpo della donna. Il video di Donato, fruibile attraverso un’esperienza di realtà virtuale, riproduce con la modellazione 3D una tipica abitazione salentina degli anni 60 nel quale viene effettuato il rito coreutico-musicale, accompagnato da una composizione originale: una fusione degli strumenti tipici suonati durante la cura e suoni elettronici.

Mi hermano cazando mariposas en Olot, 1969è la dedica scritta sul retro di una vecchia fotografia che Marta Valpiana compra su una bancarella di cose usate a Madrid. Partendo da qui l’artista comincia a immaginare la storia di quella giornata in Olot. Un paesaggio e una piccola descrizione ci forniscono degli elementi minimi ma sufficienti su cui cominciare uno storytelling: abbiamo un’ambientazione, sappiamo che l’azione è quella di catturare farfalle e sappiamo che chi scattava la fotografia era la sorella del soggetto della foto. Come si intrecciano queste componenti nella storia di questa immagine e quali possibili plot potremmo ricavarne? Con il progetto online Cazando Mariposas (cazandomariposas.it, 2018) l’artista crea un archivio video di possibili andamenti della storia, sfruttando come metafora il tracciato del volo della ‘mariposa’.

Da Thaiti alla Cina, il lavoro How to use the Taoism Philosophy in our life di Zizhuo Zhang ci spiega, con un tutorial video diviso su 4 schermi, come comprendere meglio la filosofia della cultura Tao. L’installazione dell’artista cinese ci fa entrare in un cerchio della vita, simbolo dell’equilibrio universale nel quale ogni essere è sia preda che predatore. Per rappresentare questo ciclo Zizhou ha modellato in digitale quattro sculture tratte dal gioco ‘Jungle’, che secondo l’artista spiega bene la cultura taoista. Le teste degli animali stampate in 3d, vengono poste su 4 piedistalli posizionati agli angoli di un asse di legno su cui Zizhou ha dipinto centralmente un Tao. Lo spettatore è invitato a sedersi al centro del tao e a guardare il tutorial girato da Zhang sui 4 tablet appesi ai piedistalli delle sculture.

Diletta Toniolo

 

 

http://iosonomadeleine.tumblr.com

http://www.cazandomariposas.it

http://www.quattroasterisco.com

http://www.ied.edu

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