Abitare collettivo


Ci hanno provato in molti e per motivi diversi. Utopia, necessità, rivoluzione.

Insomma, l’abitare collettivo non è una novità, piuttosto un ritorno modificato. Tralasciando i motivi di fondo – cambiamenti paradigmatici, necessità socio-psicologiche, meri bisogni economici, esigenze spaziali – è indubbio che siano sempre più numerosi gli esempi di costruzioni e abitazioni in collettivi. E non solo, aumentano anche i modelli di comportamento collettivo. Pensiamo a occupy, allo sharing, agli stessi social networks, tutti fenomeni di un rinnovato desiderio di condivisione, di comunità.

Le Corbusier, Unité d‘Habitation © Fondation Le Corbusier/VG Bild-Kunst, Bonn 2017

Together! The New Architecture of the Collective, curata da Ilka e Andreas Ruby, Daniel Niggli e Mathias Müller (EM2N) al Vitra Design Museum, è una mostra che tenta di raccogliere e ordinare questi segnali a partire da un’indagine storica che illustra i precedenti più rilevanti – il falansterio del filosofo Charles Fourier, la colonia di anticonvenzionali Monte Verità, (peraltro appena restaurata e riaperta al pubblico) ad Ascona, le cooperative di alloggi degli anni Venti, la Città Libera di Christiania di Copenhagen – fino all’esplorazione di un fenomeno contemporaneo ormai dilagante che tocca Paesi diversissimi tra loro e coinvolge numerosi studi di architettura e gruppi di ricerca. 21 modelli di grande formato di odierni progetti di edilizia residenziale riproducono esempi provenienti da Berlino, Zurigo, Los Angeles, Tokio, Vienna, ideati da architetti dello studio Einszueins Architektur, dell’istituto di urbanistica applicata (ifau), da Jesko Fezer e Heide & von Beckerath, da Michael Maltzan Architecture, da ON design partners o ancora dal pool Architekten e Ryue Nishizawa.

Pubblico e privato si mescolano in questi nuovi collettivi abitativi generando una nuova estetica resa possibile anche grazie alla digitalizzazione. Il significato concreto di tutto ciò è visibile nell’appartamento cluster realizzato in scala reale dove i visitatori possono capire, tramite planimetrie, note informative e fotografie di Daniel Burchard, come sia vivere in comune. Uno spazio cooperativo di lavoro (co-working) integrato nell’esposizione, sintesi di cinque progetti reali – la Sargfabrik a Vienna, il Zwicky-Süd a Zurugo, La Borda a Barcellona, R50 a Berlino e Apartments with a Small Restaurant a Tokio – illustra la sostenibilità economica di questi nuovi modelli di convivenza. Nel progetto zurighese Kalkbreite, ad esempio, la metà della superficie è destinata a funzioni commerciali e comprende non solo strutture pubbliche come un cinema, un supermercato senza imballaggi, ristoranti e caffetterie, studi medici e diversi uffici, ma anche un cortile interno accessibile liberamente con un parco giochi per bambini.

Vi è un’eco corbusieriana in tutti questi progetti, ma i risultati sembrano assai più validi, forse perché partono dai bisogni reali delle persone, forse perché oltre ad affermarsi con successo sul mercato residenziale commerciale sono anche in grado di modificarlo e spesso positivamente. Le Unité d’habitation, dove l’architetto francese volle “riunire le condizioni della felicità”, furono uno straordinario intuito parte di una visione geniale, ma personalissima e quindi imposta, di riorganizzazione sociale, gli esempi odierni sembrano invece più pragmatici e soprattutto graditi.

Diletta Toniolo

 

 

Together! The New Architecture of the Collective

3 giugno – 10 settembre 2017

 

Vitra Design Museum

Charles-Eames-Straße 2

79576 Weil am Rhein

tel +49 7621 7023200

info@design-museum.de

http://www.design-museum.de

#VDMtogether #vitradesignmuseum

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