Le Le Parole che diciamo e non Sappiamo – Glossario del Genere (sessuale)


Torna “Le Parole che diciamo e non Sappiamo” la rubrica che tenta di spiegare le parole della nostra contemporaneità. Tante parole per mondi diversi che ci appartengono o del tutto estranei. Termini di uso comune che definiscono identità, mode e modi di essere. Questa volta ci occupiamo di Genere, Generi, Sesso&Sessi. C’ è tanta confusione intorno a parole come gender, transgender, queer, transizione. Tante parole che si sforzano di definire “Chi si E’ e Chi non si E'” Quello che c’è da sapere è che il sesso della nascita può corrispondere alla propria identità, ma può anche non corrispondere. Ognuno è il genere che si sente e che desidera essere. L’identità è uno specchio infinito.

Transessuale, contrariamente a quello che avviene nella maggioranza degli individui in cui il sesso fisico e quello psicologico combaciano in una persona transessuale, il sesso psichico è opposto a quello genetico. Questa situazione genere un malessere molto profondo, acuito dal peso della discriminazione sociale. I e le transessuali trovano sollievo nella

Transizione, il processo medico-legale che converte aspetto esteriore e dati anagrafici al genere sessuale sentito come proprio. Questo iter è regolato dalla

Legge 164/82, che autorizza le operazioni di conversione sessuale e la successiva rettificazione anagrafica. Il termine transessuale dunque non indica un comportamento sessuale, ma semplicemente un disagio legato alla

Identità di Genere, cioè il sentirsi intimamente appartenenti ad un genere sessuale. In campo medico il sostantivo transessualismo è stato sostituito dall’espressione

Disforia di Genere (DIG),che significa che il genere sessuale psichico non è in accordo con il sesso fisico. Non è detto però che sia un modo più accurato di descrivere il problema, perchè implica una patologia psichiatrica che la medicina non ha dimostrato.

Transgenderismo, dall’inglese “transgender”: che attraversa i generi. E’ un termine che si utilizza sempre più spesso e a ragione, perchè comprende non solo le persone transessuali, le quali si identificano interamente nel sesso opposto al proprio sesso genetico, ma anche coloro cui le definizioni ”uomo” e “donna” stanno strette. Una persona

Transgender, nel senso più stretto del termine, ha un identità chenon rientra nei sessi dominanti, e incarna le infinite sfumature esistenti tra i due o un “terzo genere”, un “genere altro” che non ha niente a che fare con i due. tutto questo non solo in termini di identità di genere ma anche di

Espressione di Genere: le modalità con cui comunichiamo la nostra identità di genere sessuale (modo di porsi, gestualità, abbigliamento, aspetto esteriore, etc.)

Ruolo di Genere: si riferisce o si contrappone agli stereotipati ruoli maschio/femmina e può indicare sia l’assunzione di un comportamento sessuale nella coppia sia l’assunzione di un comportamento sociale( attività/passività: aggressività/accoglienza etc.)

Orientamento sessuale: riguarda l’oggetto verso cui si indirizzano le relazioni sessuali/affettive e non è vincolato all’identità di genere. Per intenderci, un uomo che sia sessualmente attratto da altri uomini non è meno uomo, la sua identità di genere è salda, mentre il suo orientamento si definisce

Omosessuale, ossia di persona che vive relazioni con individui del proprio sesso, contrapposto a

Eterosessuale, che indica persona che predilige relazioni con individui del sesso opposto. Si può anche essere

Bisessuali, attratti sessualmente e/o emotivamente da entrambi i sessi, oppure

Pansessuali, per cui l’attrazione comprende tutti i generi: uomo, donna e oltre.

MtF. Acronimo dall’inglese “male to female”. MtF indica una persona che transiziona dal sesso maschile a quello femminile. Una donna geneticamente maschio.

FtM. Per indicare l’opposto, cioè i transessuali uomini geneticamente femmine, si usa questo acronimo “female to male”. E qui urge una precisazione importante perchè quando si parla di transessuali di solito si sbagliano articoli e declinazioni: IL transessuale indica l’uomo nato femmina, LA transessuale la donna nata maschio e non il contrario!

Uomo e Donna, termini che si danno tanto per scontato e che si confondono con i corrispettivi ” maschio” e ”femmina”: mentre questi ultimi si riferiscono al sesso biologico/genetico e sono per tanto un dato di fatto impossibile da cambiare (il processo di transizione riesce a convertire solamente i caratteri sessuali secondari, e la chirurgia non è in grado di riprodurre gonadi funzionanti), “uomo e donna” sono concetti culturalmente e socialmente acquisiti. Faccio due esempi: La donna orientale è molto diversa da quella occidentale; e la donna degli anni venti, non è la stessa che troviamo nel duemila…per fortuna!

Con la transizione , le persone transessuali accordano il loro sesso biologico (maschile o femminile) all’identità di genere. Esse perciò non sono uomini che diventano donne o donne che diventano uomini, perchè il loro genere è sempre lo stesso, è quello in cui si identificano da sempre: E la società, che dopo il cambiamento fisico lo percepisce correttamente. E’ corretto parlare di “uomini nati femmine” per i transessualiFtM, e di ” donne nate maschi” per le transessuali FtM-

Travestito. Riferito soprattutto a persone di sesso biologico maschile che amano vestirsi da donna nell’intimità (il contrario non è considerato scandalo in quanto non sovversivo) secondo la psicologia il travestitismo denota un esigenza erotica. Secondo noi può essere un primo passo verso la presa di coscienza della parte femminile( o maschile) presente in ciascuno.

Crossdresser (CD),viene preferito al termine “travestito” , troppo carico di connotazioni negative. Il crossdressing indica tutte quelle situazioni in cui, per ragioni anche molto diverse tra loro, si utilizzano indumenti e atteggiamenti dell’altro sesso. Anche le persone transessuali vivono una fase di travestitismo prima della transizione. Agli occhi estreni, esse sono travestiti quando il contrasto tra corpo e psiche è ancora evidente e gli abiti sono già quelli del sesso d’arrivo. ma in realtà una persona trans sisente travestita quando è costretta a indossare panni del sesso biologico. C’è poi chi ha fatto del crossdressing un arte, sfruttando l’effetto choc che esso solitamente comporta, sono le

Drag Queen, che sono crossdresser non in quanto vestono abiti femminili, ma perchè rendono spettacolare il contrasto tra un fisico che ha ancora caratteristiche maschili e un costume femminile molto appariscente l’effetto che ne risulta può essere incredibilmente armonico e piacevole o caricaturale.

Drag King, la controparte FtM delledrag queen. Sono persone geneticamente femmine che si travestono da uomini in modo esagerato e caricaturale, ma anche quì sempre spettacolare. E i drag si esibiscono imitando personaggi famosi. E’ evidente che sia le queen che i king sentono in maniera profonda la propria parte femminile o maschile che preme per uscire all’esterno, e ironia e autoironia sono mezzi utilizzati per esorcizzare un contrasto interiore e con la società. Le e i drag rientrano a pieno titolo nell’universo transgender perchè anche loro attraversano i generi sovvertendo regole e stereotipi. A cura di Davide Tolu, estratto dal libro Tr@nscritti di Buci Sopelsa, edizioni Proart

Intersessualità, Con intersessualità o DSD (“disorders of sex development”) si indica una molteplicità e varietà di condizioni in cui si trova chi nasce con cromosomi sessuali, e/o un apparato riproduttivo, e/o caratteri sessuali secondari che variano rispetto alle definizioni tradizionali di ciò che è considerato femminile e maschile. Spesso l’intersessualità non è evidente alla nascita ma si palesa durante la pubertà o può essere scoperta in età adulta. Ancora oggi in numerosi paesi l’intersessualità dei neonati e dei bambini viene trattata come una “emergenza psicosociale” che spinge medici e genitori all’assegnazione di un sesso e genere (secondo la dicotomia femmina/maschio) da effettuarsi il prima possibile, seguìta dalla somministrazione di ormoni fin dall’infanzia e, talora, da ripetuti interventi chirurgici per “normalizzare” i genitali e le caratteristiche sessuali primarie e secondarie. Dalla metà degli anni Novanta, grazie ai nascenti movimenti intersessuali internazionali così come ad alcune intellettuali femministe, ricercatori/rici e medici, i protocolli dominanti di gestione dell’intersessualità sono stati messi in discussione in vista di protocolli più attenti ai bisogni della persona in considerazione dell’autodeterminazione dell’individuo e della complessità della formazione dell’identità sessuale e di genere della persona.

 

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