Chi voto?


Quelle che leggerete di seguito sono le riflessioni di una quasi sessantenne di sinistra e progressista. Un canto spaventato per chi, come me, si sente disperso sulle trazzere di una campagna elettorale stanca, accaldata e antica. Uno sguardo senza illusioni su chi dovrebbe rappresentarci. Un devastante senso di smarrimento che non trova orizzonti. Di sicuro so, che non voglio che il mio paese sia governato da chi (Berlusconi e Salvini) è stato al potere oltre 20 anni, sembra non ricordarsene e ha prodotto lo sfacelo che è sotto i nostri occhi. Di sicuro so, che non voglio come primo ministro una donna (Meloni), che ha mostrato il suo vero volto retrogrado e feroce durante una convention all’estero e che non vuole regolare i conti con un passato pesante. Di sicuro so, che non voglio un governo di non eletti democraticamente e l’agenda di un premier, che aveva un senso in un certo momento storico, politico contingente (se aveva un senso). Di sicuro so, che non voterò un leader che corre da solo, che ha smarrito la sua ragion d’essere e nessuno lo vuole più. Non ho ancora sentito in questa tornata elettorale, che si svolgerà secondo il Rosatellum, legge elettorale orribile, ma che a nessuno dei passati governi e parlamenti è venuto in mente di cambiare, parlare dei temi che interessano alla gente, ai giovani, ai lavoratori, ai pensionati, agli studenti, agli scienzati, ai medici. Temi che interessano tutti coloro che abitano il nostro malatissimo pianeta. Temi che hanno a che fare con il caro risorse, il caro casa, il caro vita, il caro trasporti. Temi che hanno a che fare con la scuola che non insegna, con la scuola che non educa, con professori maltrattati e demotivati. Temi che hanno a che fare con il lavoro delle donne, l’immigrazione, la bassa natalità, la disoccupazione. Temi che hanno a che fare con infrastrutture da ristrutturare, infrastrutture da fare, temi che hanno a che fare con fiumi argini e montagne da mettere in sicurezza. Temi che hanno a che fare con lo svecchiamento e lo snellimento della pubblica amministrazione. Temi che hanno a che fare con i diritti civili, di chi vuole vivere amare morire protetto da leggi che garantiscono l’esistenza ugualitaria di tutti. Temi che hanno a che fare con la sanità, alle prese con nuove e vecchie malattie, pochi finanziamenti e l’impossibilità di reperire medici e infermieri. Niente, non ho sentito parlare di niente di tutto questo. Tolto di mezzo l’insano pensiero che destra e sinistra non esistono, cavalcato a lungo da politici o finti tali, che lo ripetavano in tutti il talk show e ad ogni intervista su quotidiani e settimanali. Quale sinistra posso votare in questa desolata landa di compromessi, ricicli, populismi, mediazioni, tessiture, accordi, trasformismi, alleanze, armi spuntate, campi larghi ristretti, incerti dell’utimo minuto, vecchi e giovani democristiani del cosidetto centrosinistra? Mi sembra di assistere ad una commedia dell’arte ridicola e patetica, dove ogni attore fa la caricatura del suo personaggio. I politici odierni non sono spietati e cinici, non sono furbi e sottili, non sono seducenti e trascinanti. Sono peggio delle macchiette che il bravissimo Maurizio Crozza interpreta aggiungendo loro umanità e simpatia. Non sono confusa, sono disperata. Voglio votare, non voglio arrendermi all’astensionismo, non voglio far parte del popolo dei non votanti. Voglio scegliere chi mi rappresenterà, chi farà le leggi al mio posto, chi avrà visioni e soluzioni per le mille sfide che ci aspettano. Ma chi voto?

Anna Chisari

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