Il fascino discreto del Gabinetto e la sua importanza storica


Il gabinetto, la tazza, il cesso, o il W.C., un acronimo per individuare chi ci ha salvato da pesti, colera, puzze  e miasmi insopportabili. Water Closet dall’inglese letteralmente “stanzino dell’acqua” che indica, ora, il vaso di ceramica connesso a una tubatura e a sua volta collegata alla rete fognaria.  Non è stato sempre così. Non sempre l’umanità assonnata, scarmigliata e distratta ha tirato l’acqua sulle sue più profonde verità. Per secoli siamo stati nella merda,  e già  Leonardo da Vinci, nella sua infinitezza di genio, aveva progettato una città ideale che prevedeva una rete fognaria che ci liberasse della nostra peggior materia, ma il vero inventore dell’indispensabile oggetto fu un inglese Sir John Harington, figlioccio della regina Elisabetta, che nel 1596, aveva descritto nell’opera letteraria Metamorfosi di Ajax, il “bisbisnonno” dell’ attuale vaso.

Tempi di merda

Poniamo il caso che un un paio di cento anni fa, a voi, abitante di una grande città come Parigi o Londra, fosse capitato di rincasare tardi. All’improvviso avreste potuto sentire un urlo che suonava più o meno “looooo!” e immediatamente essere investiti da un tot di sterco e urina di autentica origine biologicamente umana. Nulla di personale, nessun attentato intenzionale alla vostra persona, solo una pratica comune e popolare per allontanare in modo spiccio i propri rifiuti organici. L’urlo è la contrazione del francese “gardez l’eau!” (attenzione all’acqua!) con cui si avvertivano i passanti. Allontanare da sé… ma avvicinare agli altri e quando questi altri sono molte centinaia di migliaia di persone (Londra dal 1800 al 1900 è passata da 958.000 a 6.500.000 abitanti, nello stesso periodo Parigi ha avuto un incremento da 546.000 a 2.700.000 abitanti) il problema diventa grave. Pochi vorranno ammetterlo ma i grandi rinnovamenti urbanistici delle città europee a metà ‘800 non sono del tutto il frutto delle intenzioni illuminate dei regnanti di allora, ma dell’esigenza impellente di non esser travolti da micidiali epidemie (colera, tifo, …) e da tremendi odori e miasmi causati dalla mancanza di fognature, servizi igienici e dal controllo sanitario dell’acqua pubblica. La decisione del parlamento inglese nel 1858 di mettere sotto sopra Londra con il colossale progetto di Joseph Bazalgette per dotare la città di un’imponente rete di fognatura fu presa a spron battuto, in soli diciotto giorni, sotto la minaccia della “Grande Puzza” (the Great Stink) proveniente dal Tamigi diventato una cloaca a cielo aperto.Anche la rete fognaria di Parigi, rinnovata nel 1830 dal prefetto Charles de Rambuteau, dovette subire a metà ‘800 radicali lavori di potenziamento all’interno del piano di grandioso ammodernamento urbanistico di George Eugène Haussmann, voluto da Napoleone III. L’ingegnere Eugène Belgrand, responsabile della realizzazione, approfittando dei lavori di allargamento e tracciamento di nuove vie e boulvards riuscì a costruire ben 600 chilometri di nuove canalizzazioni sotterranee al servizio di fognature, acquedotto e posta pneumatica. La realizzazione di queste opere – che servirono come esempio virtuoso per altre città europee – consentirono il miglioramento delle condizioni igieniche e di avviare l’adozione di bagni e wc nelle moderne abitazioni. Per molti fortunati, ma non per tutti visto che ancora oggi almeno due terzi della popolazione mondiale non dispone di supporti sanitari adeguati e oltre un miliardo di persone bevono quotidianamente acqua inquinata.

Un po’ di Storia!

La storia della toilette e dell’igiene personale non è stata né veloce né dritta. La condizione di cui beneficia oggi il mondo occidentale è frutto di un percorso molto lento e variegato che ha dovuto fare i conti con l’evoluzione della nostra specie. È probabile che per i nostri antenati il problema dei rifiuti sia iniziato quando, abbandonato il nomadismo, hanno creato comunità stanziali dedicandosi all’allevamento e all’agricoltura. Con la vita in comunità nelle prime città di centinaia – o migliaia – di persone e animali nasceva, oltre al problema di immagazzinare riserve di cibo, anche quello dell’accumulo dei rifiuti. L’idea di installarsi sulle rive di un corso d’acqua – adottata da molte comunità – portava vantaggi evidenti: oltre a bere e a rinfrescarsi avrebbe consentito all’acqua corrente di portare via ogni tipo di spazzatura. La prima toilette della storia è nata attorno al 1700 a.C. a Creta nel Palazzo di Cnosso e fa parte di una dotazione igienica degli appartamenti della Regina che prevedeva anche una vasca da bagno di pregevole fattura. I Minoici erano degli idraulici raffinati: avevano realizzato nel palazzo reale un sistema di drenaggio utilizzando tubazioni coniche di coccio.Più o meno nello stesso periodo anche le antiche città della valle dell’Indo, della Mesopotamia e in Egitto risultano essere state dotate di bagni e latrine con sistemi di drenaggio che facevano defluire le acque di risulta in canali e pozzetti sulla strada. Nella antica città egiziana di Akhetaton (oggi Amarnah), sulle rive del Nilo, è stata ritrovata una latrina che risale al 1350 a.C., con un sedile in pietra forato al centro e con scavata la forma del fondo schiena! Chi non disponeva di strutture particolari poteva seguire le indicazioni date da Mosè nell’Antico testamento (Deuteronomio 23:12-13) : “Avrai pure un luogo fuori del campo; e là fuori andrai per i tuoi bisogni; e fra i tuoi utensili avrai una pala, con la quale, quando vorrai andar fuori per i tuoi bisogni, scaverai la terra, e coprirai i tuoi escrementi”. Gli antichi Romani in epoca imperiale potevano disporre nella Città Eterna di 4.000 posti “a sedere” distribuiti nelle 144 latrine pubbliche dette foricae: una sala – alla quale si accedeva da un vestibolo – con alle pareti lunghi sedili di marmo con fori distanziati. Sotto i sedili l’acqua scorreva in continuazione. Potevano assolvere alla bisogna in amabili conversari, in compagnia di amici e conoscenti. La fortuna “igienica” di Roma si chiamava Cloaca Massima. I lavori per la sua costruzione furono iniziati nel 600 a.C. circa, sotto il regno di Tarquinio Prisco. Originariamente la sua funzione era stata quella di drenare i terreni paludosi dell’area che oggi ospita le rovine del Foro Romano. Ma mano mano che la città si espandeva il canale, lungo 800 metri, che collegava il Foro al Tevere divenne il “provvidenziale” collettore della rete fognaria della città. Altre città, che si erano impegnate nella costruzione di acquedotti senza prevedere un sistema di smaltimento delle acque reflue, inflissero grandi problemi (puzze e pestilenze!) ai loro abitanti. Naturalmente solo le abitazioni dei ricchi potevano avere un collegamento diretto all’acquedotto e alla fognatura. La maggioranza dei Romani prendeva l’acqua alle fontane (ce n’erano più di 1.300!); raccoglieva le deiezioni personali in vasi che scaricava nel collegamento della fogna più vicino; oppure nei contenitori di terracotta gestiti dagli stercorari, una organizzazione che provvedeva allo svuotamento rivendendo il contenuto come concime agricolo. Con la caduta dell’Impero Romano anche i servizi che era in grado di fornire, nel nostro caso l’abbondante fornitura di acqua corrente, piano piano scomparvero. Gli standard igienici ne risentirono pesantemente e per molti anni gli unici che poterono usufruire di una condizione passabilmente confortevole per i propri bisogni furono i monaci e i signori. Nei conventi, l’organizzazione delle attività secondo orari comuni, imponeva la creazione di servizi collettivi di solito collegati ai dormitori. Nei castelli e nei manieri il “garderobe”, a volte singolo altre volte multiplo era posto lungo le mura esterne e scaricava sui fossati perimetrali. Per tutti gli altri e per molti secoli: vasi da notte e latrine maleodoranti che dovevano essere periodicamente svuotate. Leonardo da Vinci può essere considerato un precursore dell’igiene. Per porre rimedio alla degenerazione dell’ambiente urbano rinascimentale (sporco, topi, epidemie) progettò una città ideale che prevedeva, tra le altre avveniristiche proposte, una rete fognaria privata e pubblica sotterranea collegata a corsi d’acqua. A Francesco I°, suo protettore, propose di costruire, nel castello di Amboise, una serie di gabinetti con acqua corrente canalizzata nelle mura, aerati con pozzi di ventilazione collegati al tetto. Anche questo progetto, come molti altri del grande inventore, non ebbe seguito. La palma dell’inventore ufficiale del wc spetta a Sir John Harington, un figlioccio della regina Elisabetta, che nel 1596, descrive con abbondanza di dettagli in un lavoro letterario, la Metamorfosi di Ajax, il dispositivo che avrebbe consentito lo smaltimento dei rifiuti grazie a un flusso di acqua regolato da valvole e a un controllo degli odori molesti tenuti lontano da provvidenziali meccanismi. L’innovazione, venne realizzata al Palazzo della Regina a Richmond. Ma dopo un primo entusiasmo per la novità, la necessità di abbondante acqua per il suo funzionamento, la scarsa ventilazione che rendeva maleodorante lo strumento, il nuovo wc fu praticamente abbandonato e dimenticato per quasi 200 anni. In Francia, nei palazzi reali, la presenza delle toilette fornite di una comoda (uno sgabello o una sedia forata con sotto una contenitore), si diffonde rapidamente. A Versailles, al tempo di Luigi XIV (1638-1715), si conta la presenza di 264 chaises percées delle quali 208 riccamente ricoperte di damasco e velluto rosso. Fiorisce e si moltiplica il modo con cui nominare il servizio: chaise d’affaire, chaires pertuisées, chayères de retrait, chaises nécessaires o semplicemente selle(sgabello).In una prima fase la comoda è oggetto di valorizzazione attraverso decori e rivestimenti preziosi, poi gradualmente entrando a far parte dell’arredo “normale”, viene occultata, travestita da qualcos’altro. Un modello popolare in Francia ai tempi delle Guerre Olandesi (1672-78) era noto come Voyage au Pays Bas: questo era il titolo che appariva sul dorso di grandi volumi finti posti uno sull’altro che in realtà nascondevano l’innominabile segreto. Il solo titolo alternativo eraMystères de Paris. Malgrado il lato umoristico, era importante che l’oggetto fosse riconoscibile da eventuali ospiti che al momento opportuno avessero avuto necessità di espletare le loro necessità senza buttar per aria tutta la biblioteca! Sempre in fatto di innovazioni sembra che la prima comparsa dei termini “Ladies” e “Gentlemen” sia avvenuta in occasione del Gran Ballo di Parigi del 1739 dove per distinguere le toilette furono messe alla porte corrispondenti le targheGarderobes pour le femmes e Garderobes pour les hommes. A fine ‘700, con il fiorire delle nuove tecnologie anche il WC conosce una nuova primavera. Alexander Cummings (1733-1814), un orologiaio scozzese, nel 1775 brevetta un nuovo sistema di wc. Sotto la tazza prevede un sifone dove, dopo ogni uso, ristagnano pochi centimetri d’acqua che determinano un isolamento dalla fogna. Il principio era buono ma non perfetto perché, tra un uso e l’altro, gas e odori potevano appestare l’ambiente. Ma la via era tracciata e dopo di lui altri intervengono per migliorare il sistema. Joseph Bramah (1748-1814), un ebanista-inventore, nel 1778 perfeziona l’idea originale di Cummings con un meccanismo a manovella che consente la tenuta dei gas, ne inizia la produzione e riesce a installare oltre 6.000 esemplari. Un’ulteriore variazione fu introdotta da Henry Moule, che nel 1860 brevetta il suo Earth Closet: un wc, utilizzato prevalentemente nelle zone rurali, che per mitigare l’odore erogava, cenere e terra. La controindicazione era che il materiale inerte doveva poi essere svuotato a mano. In attesa che i lavori della grandi fognature cittadine liberassero gli abitanti dai rischi di malattie e da tremende puzze, collegando le case alla rete pubblica, le acque di scolo vennero raccolte in pozzi neri che periodicamente dovevano essere svuotati, e non di rado filtravano nelle falde acquifere. Un apporto determinante alla diffusione del wc fu dato da Thomas Crapper. Attraverso continui test nel suo laboratorio di Marlborough Street, a Londra, perfezionò la funzionalità dello sciacquone, azionato da una catenella, l’isolamento dagli odori e un sistema di ventilazione collegato al tetto per lo sfiato dei gas. La collaborazione di Crapper con la fabbrica Twyford portò alla realizzazione di tazze dei wc, fino ad allora costruite in metallo, utilizzando la ceramica, con un notevole miglioramento di pulizia e di costi. Il wc, dopo quasi trecento anni dalla sua prima invenzione, era pronto per entrare nelle case “moderne”cambiando sostanzialmente la disposizione degli ambienti e rendendoli più comodi e confortevoli. I tanti nomi e soprannomi con cui viene chiamata la toilette è il sintomo dell’imbarazzo che ancora oggi ci coglie quando ne parliamo, ma pensiamo che senza questo insostituibile strumento la gestione della nostra igiene quotidiana sarebbe disastrosa. Con lei le nostre giornate diventano più leggere. Sin dal mattino.

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