Il porno fuori e dentro di noi! – recensione


Ho appena finito di guardare sulla poltrona di casa mia, sullo schermo del mio computer il film Bad luck banging or loony porn, il film romeno diretto da Radu Jude, che ha vinto l’ultimo Orso d’Oro al Festival di Berlino. Un film che mi ha spiazzato in questa grigia e piovosa domenica e che ha brillato nel mio salotto per intelligenza e onestà. Un documentario/film, il primo film con la pandemia, tutti indossano la mascherina e tutti igienizzano le mani; a tratti girato come un film amatoriale, la scena iniziale del sesso esplicito tra due adulti consenzienti; a tratti come una commedia francese con tanto di cartelli e musichette, a tratti come un film neorealista, che segue la protagonista nella sua camminata in città, mentre vive e affronta una situazione difficile. La trama è semplice, molto spesso, se ne legge sui giornali. Una professoressa che fa sesso con il marito, nella propria camera da letto, che filma l’amplesso e finisce sul sito youporn, sui telefonini di allievi, di colleghi e di quella milionata di persone che accedono al video sulla nota piattaforma. Da qui, un processo con Emi, questo è il nome della protagonista, sul banco degli imputati, nel cortile della scuola in cui insegna, davanti a dei genitori macchiette inutili, caricature di idee, modi di pensare, categorie e classi sociali che si scandalizzano per la sana attività della prof. I tre finali sorprendono per la loro capacità di stupire e di analizzare i pregiudizi, il perbenismo, l’idea di pornografia e di sesso nella nostra società. Il film è ambientato a Bucarest, ma potrebbe essere girato in una qualsiasi città del mondo. La città attraversata da Emi è brutta, caotica, costellata da cartelli pubblicitari sguaiati e osceni, ricca di negozi che vendono di tutto e di centri commerciali che distribuiscono false soddisfazioni, i marciapiedi occupati da Suv, i cui proprietari, sollecitati a spostarsi, rispondono con volgarità inaudite e maledizioni inascoltabili, mercati di verdure con bancarelle ricolme di inqualificabili oggetti di plastica e di paccottiglia che riempie le case e le menti. Una città tumuoltuosa che si addolcisce e diventa più elegante con i viali alberati e i bei palazzi del centro. Durante il tragitto si sentono frasi sconnesse, dialoghi surreali, affermazioni sguaiate, il tutto condito dal rumore assordante di clacson, lavori in corso e musiche sparate da altoparlanti. Quello di Emi è il nostro mondo, è quelle che viviamo ogni giorno nelle nostre vite. Il mondo delle città che si animano di insegne per comprare, il mondo di genitori-bambini vestiti come i figli, il mondo qualunquista e superficiale che sa solo quello che c’è su Facebook. Il mondo della rivoluzione digitale che ha ribaltato il concetto di privacy, che ha praticamente cancellato l’intimità, che ha consentito all’apparire di negare l’essere. Tra la lunga camminata di Emi e il processo il regista ha inserito un intermezzo grottesco e potentissimo “breve dizionario di aneddoti, cartelli e meraviglie”, dove passa in rassegna le storture e le ipocrisie di una Romania impresentabile dal punto di vista storico, politico, sociale, dove le bassezze di usi e costumi improponibili hanno finito per assumere lo status più elevato di “folclore”. E, mentre i genitori del film si rivoltano ipocritamente contro la professoressa, si dimenticano che sono loro a dare il telefonino ai loro pargoletti, che parlano citando frasi celebri che cercano su Google per rafforzare le loro idee, che dovrebbero essere loro, assieme alla scuola, ad educare i bambini alla bellezza, all’onestà, alla giustizia, alla morale, alla libertà. Libertà e democrazia nel caso della Romania, cercata e costruita disordinatamente dopo la caduta di Ceausescu. L’autore in questo film ha posto delle domande: Dov’è il porno? Dov’è l’osceno? Cos’è la libertà?

Il film è visibile a 6 € sulla piattaforma MioCinema

Anna Chisari

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