I racconti delle scale – 48 mq


Sono una casa in attesa. Sono uno spazio disabitato. Al momento, nessuno dorme sotto il mio tetto, nessuno si prepara il caffè la mattina in cucina. Chi abita qui è lontano. Ha altro da fare. La sua vita ora è in un altro posto. Era cominciato tutto benissimo. Agata Maria Maugeri, una siciliana trasferita a Milano, si era immediatamente innamorata di me. C’era stato feeling tra la editor, questo faceva di mestiere Agata Maria, e il living con cucina a vista di forma irregolare. La Maugeri aveva immaginato notti ardenti e infinite sul letto del soppalco a vista, aveva sognato un giardino pensile nel terrazzo che aveva la mia stessa dimensione. Agata Maria, non aveva esitato un minuto, dovevo essere sua. Aveva deciso di comprarmi, mentre la tipa dell’agenzia snocciolava tutti i miei pregi. Il parquet in tutta la casa è di pregio, il rivestimento del bagno è bisazza doc, i doppi vetri coibentano la casa e non fanno passare i rumori, sul terrazzo si può fare una verandina, un piccolo giardino d’inverno dove leggere e prendere il sole. Uscita dal portone Agata Maria aveva telefonato a suo padre e gli aveva chiesto un prestito per l’anticipo, poi aveva telefonato in banca per prendere un appuntamento e avere informazioni sul mutuo. Tutto era stato facile, ero destinata a lei. Appena firmato il rogito e avute le chiavi Agata Maria, aveva chiamato un po’ di amici e stappato bottiglie di champagne, improvvisando un piccolo party sul terrazzo. Aveva scelto i mobili con l’aiuto di una amica architetto, ma il suo gusto e la sua idea di casa mi avevano invasa. Sue le librerie per riporre i molti libri della sua biblioteca, sue le poltroncine di inizio Novecento rivestite con una stoffa a grandi fiori viola, suoi i tavolinetti di legno scuro e il comò fatto venire sul camion di un amico direttamente da casa Maugeri, suoi i piccoli comodini preziosi e le tante stampe e le tante fotografie sulle pareti del soppalco. Aveva traslocato prestissimo, aveva sistemato i suoi lumi antichi, aveva sprimacciato i cuscini, aveva messo sul piatto dello stereo un disco di Mozart e si era seduta sulle poltrone a sorseggiare un buon bicchiere di vino rosso. La nostra vita insieme era cominciata così.

Agata Maria amava la vita e amava le feste. Tutte le notti faceva tardi tra inviti a cena, presentazioni di libri, vernissage e rendez-vous sentimentali non tornava mai prima delle tre, tutte le mattine Agata Maria si alzava tardissimo e prendeva un taxi per andare in ufficio. Se qualche sera non usciva, Agata Maria invitava a cena amici e amiche, dentro la mia piccola sala eravamo riusciti a mangiare in venti, tutti stretti ma tutti molto contenti di essere alla tavola di Agata Maria. Durante la bella stagione poi, il terrazzo era un via vai di amici, conoscenti e imbucati. Si iniziava all’ora dell’aperitivo e si andava avanti per tutta la notte sulle note di Donna Summer, Gloria Gaynor, Barry White, Caterina Caselli e Patti Pravo. I vicini erano tutti invitati così nessuno poteva lamentarsi. Agata Maria a quell’epoca non aveva un amore fisso, saltellava qua e là, prendeva l’amore dove c’era, dove lo incontrava, c’erano donne e uomini in un girotondo leggiadro che divertiva tutti e non faceva male a nessuno. Poi una sera aveva incontrato Serge, un musicista francese bello e gentile, eccentrico e charmant, spiritoso e serio. Serge si era subito innamorato di Agata Maria, lei aveva fatto resistenza, aveva paura di cadere nelle braccia di Serge che l’avrebbero cullata per sempre. Serge aveva capito e si era allontanato, aveva fatto finta di andarsene, aveva fatto finta di non amarla. Ma una mattina di domenica mangiando il suo yogurt e cereali Agata Maria si era sentita travolgere da Serge, dai suoi occhi pacifici e comprensivi, dalle sue parole intriganti e stupite. Lo aveva chiamato al telefono e lui era arrivato in macchina da Marsiglia dopo neanche quattro ore. Non si sono più lasciati. Si sono sposati da soli a Venezia, in un giorno d’inverno davanti a testimoni sconosciuti si sono detti Si. Adesso Agata Maria e Serge vivono tra Milano e Marsiglia, ma è molto di più il tempo che passano in Francia che in Italia. Agata Maria si è licenziata e si prende cura di un piccolo albergo sul mare della Provenza dove tutte le sere intrattiene amici e ospiti. Continua ad amarmi e a tenermi. Io sono la sua casa. Il suo posto per sempre continua a dire. Ma è tanto che non si vede. È tanto che non sento il calore della sua presenza. Ha dato le mie chiavi a Maria quella che abita nel deposito degli attrezzi ristrutturato, è una sua amica, viene a controllare che tutto vada bene, che tutto funzioni. Ogni tanto fa festa anche Maria, ma non è la stessa cosa.

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