La Resistenza italiana


La Resistenza italiana si inquadra nel più vasto movimento di opposizione al nazifascismo sviluppatosi in Europa, ma ha caratteristiche specifiche. Nei paesi sconfitti militarmente e occupati dai nazifascisti (es. Francia, Belgio, Danimarca, Olanda, Norvegia, Grecia, Jugoslavia, Albania), la Resistenza costituisce lo sviluppo principale delle operazioni belliche. L’Italia è, perciò, innanzitutto una delle potenze contro le quali si sviluppa la Resistenza delle popolazioni soggette all’Asse. Fino all’8 settembre 1943 il paese resta il principale alleato del Reich, e come tale partecipa alla guerra di aggressione e all’occupazione, non di rado brutale, dei territori invasi. La Resistenza italiana si sviluppa perciò solo a partire dall’estate 1943, dopo il crollo del fascismo e la stipula dell’armistizio con gli anglo-americani. Le forze politiche antifasciste (comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali, demolaburisti) danno vita, già il 9 settembre 1943, al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che nei 20 mesi successivi sarà guida politica e militare della lotta di Liberazione. I tedeschi, all’8 settembre, occupano gran parte del territorio nazionale. Nei giorni immediatamente successivi all’armistizio disarmano e catturano, sul territorio metropolitano ed estero, circa 800.000 soldati italiani, perlopiù lasciati senza ordini e direttive dal re Vittorio Emanuele III, dal governo del maresciallo Badoglio e dai vertici delle forze armate. Alcuni reparti organizzano tentativi di Resistenza, che si concludono però tragicamente. La gran parte degli uomini, deportati nei lager, sarà protagonista della “Resistenza disarmata” dei cosiddetti internati militari italiani. Il movimento di Resistenza è animato da forze eterogenee, diverse tra loro per orientamento politico e impostazione ideologica, unite tuttavia dal comune obiettivo di lotta contro il nazifascismo, per la liberazione del paese dal nemico straniero e da quello interno. Partecipano alla lotta militari e civili, persone di ogni età, censo, sesso, religione, provenienza geografica e politica. La Resistenza è guidata da personalità di spicco dell’antifascismo, che hanno avversato e combattuto il regime durante tutto il ventennio, spesso pagando con il carcere, il confino, l’esilio. Accanto a loro, vi sono i militari che hanno fatto esperienza diretta della rovinosa guerra del regime, giovani e giovanissimi che rifiutano l’arruolamento nelle file del nuovo fascismo repubblicano e che, di fronte alla durezza dell’occupazione tedesca, scelgono la via dell’opposizione e della lotta. Il movimento è fortemente unitario, pur mantenendo ogni forza partecipante la propria specificità e la propria visione politica. Talune contrapposizioni iniziali vengono superate e accantonate nel corso della guerra, per dare spazio, sul piano politico e su quello militare, a larghe intese che consentono di definire obiettivi comuni e di sviluppare un coordinamento sempre più puntuale, efficace e incisivo. Il CLN organizza comitati militari che assumono la responsabilità dell’organizzazione delle forze che vanno raccogliendosi in città e in montagna. Si tratta, naturalmente, di uno sviluppo complesso e difficile, sovente frammentario; la spontaneità di molte iniziative, le condizioni di clandestinità e segretezza in cui si deve operare, le difficoltà di collegamento, l’aleatorietà dei contatti, la scarsità di mezzi, i duri colpi inferti dai nazifascisti, tutto mette a dura prova l’impegno delle forze patriottiche. Sin dall’inizio, i nazifascisti scardinano centri politici e operativi, catturando e torturando membri e responsabili del movimento, e con estesi rastrellamenti attaccano in montagna i primi nuclei armati e le prime bande partigiane. Ciò malgrado, il movimento di Resistenza si consolida e si estende, radicandosi gradualmente sul territorio, trovando consenso e sostegno in gran parte della popolazione, e così reggendo alla prova dei tanti arresti, delle torture, delle deportazioni nei lager, delle fucilazioni, delle rappresaglie sui civili. Regione per regione, zona per zona, la presenza delle formazioni partigiane nelle vallate e sulle montagne si fa, con il passare dei mesi, sempre più massiccia, e dalle bande iniziali si passa a ben organizzate brigate (le “Garibaldi”, le “Giustizia e Libertà”, le “Matteotti”, le “Mazzini”, le “Autonome”, etc.) mentre nelle città prendono vita le SAP (Squadre di Azione Patriottica) e i GAP (Gruppi di Azione Patriottica), dediti a operazioni di reclutamento e propaganda, sabotaggio, guerriglia urbana. La lotta è sostenuta da importanti strutture politiche quali i Gruppi di Difesa della Donna (GDD) e il Fronte della Gioventù (FdG).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...